El Chapo a processo, la sua “carriera” fino a diventare il capo dei narcos

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 novembre 2018 12:40 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2018 12:40
El Chapo a processo a New York, la sua "carriera" fino a diventare il capo dei narcos

El Chapo a processo, la sua “carriera” fino a diventare il capo dei narcos (foto Ansa)

NEW YORK – Joaquin “El Chapo” Guzman Loera è comparso davanti alla giuria della corte distrettuale di New York: mentre i difensori del signore della droga messicano e artista della fuga lo definiscono un “capro espiatorio”, l’accusa lo descrive come un capo sanguinario e calcolatore. “El Chapo”, che in spagnolo significa “piccoletto”, secondo l’accusa era un uomo in grado di stringere accordi per la vendita di quantità ingenti di cocaina a 10 milioni di dollari.

Detenuto in isolamento dalla sua estradizione negli Stati Uniti all’inizio dell’anno scorso, si è dichiarato non colpevole dei 17 capi d’accusa: omicidio, cospirazione, traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco.

Dopo l’iniziale spaccio di marijuana in Messico, Guzmán ha creato un impero del narcotraffico: ha rivoluzionato il modo in cui gli stupefacenti arrivano dalla Colombia ed è diventato famoso per i tunnel della droga sotto il confine tra Messico e Stati Uniti, cosa che gli è tornata utile quando si è trattato di scappare, nel gennaio 2016, dal carcere di Los Mochis, prima di essere estradato a New York nel 2017.

L’accusa deve dimostrare che Guzmán era davvero la mente del cartello del Sinaloa responsabile di un enorme flusso di droga negli Stati Uniti. La Reuters riferisce che il processo potrebbe durare anche quattro mesi e che i precedenti stretti collaboratori di Guzmàn stanno collaborando con le autorità per testimoniare contro di lui.

L’assistente del procuratore, Adam Fels, ha raccontato alla giuria, le cui identità sono rimaste segrete, come l’uomo da modesto spacciatore di marijuana sia diventato un boss noto per aver utilizzato un esercito di centinaia di uomini armati pronti a eliminare i rivali e i traditori del cartello del Sinaloa. “Soldi. Droga. Omicidio. Ecco ciò riguarda questo caso”, ha detto Fels.

L’avvocato difensore Jeffrey Lichtman ha invece puntato il dito contro Ismael “El Mayo” Zambada, un altro noto trafficante di droga, attualmente capo del cartello del Sinaloa e ancora in libertà in Messico. L’avvocato ha affermato che, a differenza di Guzman, Zambada rimane in libertà a causa di tangenti versate “ai vertici”, inclusi centinaia di milioni di dollari pagati all’attuale e al precedente presidente del Messico.

In un tweet, un portavoce dell’attuale presidente Enrique Pena Nieto ha definito l’affermazione “completamente falsa e diffamatoria” mentre in un altro tweet, l’ex-presidente Felipe Calderon l’ha etichettata “assolutamente falsa”. 
Nonostante la piccola statura, Guzmàn in Messico era considerato un grande personaggio, paragonato ad Al Capone e Robin Hood e protagonista di ballate note come “narcocorridos”. 

Una “carriera” fulminante, nel giro di poco tempo a Guzman arrivavano quotidianamente dalla Colombia in Messico da 10 a 15 aerei “imbottiti di cocaina”, la droga era poi trasferita in città Los Angeles, Chicago e New York, ha detto Fels.

Mentre l’attività era sempre più fiorente grazie a tunnel, treni, aerei e navi, nei primi anni ’90 Guzman iniziò a prendere di mira i rivali e iniziarono guerre sanguinose. Nel 1993, è fuggito in Guatemala ma è stato catturato e imprigionato in Messico per otto anni, dove tuttavia ha continuato a gestire il suo impero della droga, ha sostenuto il procuratore.

Il pubblico ministero ha parlato di due drammatiche fughe di Guzman dalla prigione e aggiunto che quando è stato portato negli USA ne stava progettando una terza. Una delle fughe, nel 2015, è stata attraverso un tunnel lungo 1,6 km scavato nella cella della prigione e una volta all’esterno è scappato a bordo di una moto. 

La fuga dal tunnel era una macchia nera per il governo messicano, un imbarazzo diventato ancora più grande quando l’attore Sean Penn riuscì a trovarlo e intervistarlo, mentre era un fuggiasco, in uno dei nascondigli messicani.

Il procuratore ha osservato che Guzman ha utilizzato parte della sua ricchezza per pagare l’esercito e la polizia messicani, comprare fucili d’assalto, lanciagranate ed esplosivi per ingaggiare una “guerra dopo una sanguinosa guerra”. Ha accusato l’imputato di aver sparato personalmente a due uomini e aver bruciato i loro corpi.