Emily, famiglia la ripudia perché lesbica: “Non vuole curarsi”. Poi la rivincita da 100mila dollari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 novembre 2018 7:38 | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2018 3:02
Emily Scheck lesbica, famiglia la caccia e ripudia: Fatti curare

Emily, 19enne ripudiata perché lesbica: Non voleva curarsi”. Rivincita da 100mila dollari

ROMA – Emily è stata cacciata di casa e abbandonata dalla sua famiglia a soli 19 anni perché lesbica e soprattutto perché rifiutava di “curarsi”. La madre e il padre hanno deciso di punirla per la sua omosessualità, ritenuta da loro una malattia, togliendole l’auto, la casa e anche le rate degli studi universitari. Un coinquilino per aiutarla ha lanciato una raccolta su Gofundme e ha ottenuto una rivincita da 100mila dollari: queste le offerte che hanno permesso alla giovane di sopravvivere senza piegarsi alle richieste dei genitori o dover lasciare l’università.

Emily Scheck, 19 anni, stava per iniziare il secondo anno di università al Cainius College di Buffalo quando la madre ha scoperto dai social network che la figlia è omosessuale. I genitori le hanno così ordinato di tornare a casa a Rochester per frequentare un corso di counseling che la curasse e le permettesse di tornare etero. La giovane si è rifiutata, sperando che col tempo la famiglia avrebbe accettato la sua vita e la sua natura. Purtroppo non è andata così, anzi: i genitori la minacciavano con messaggi del tipo “Mi fai schifo” in cui le dicevano di curarsi o che l’avrebbero abbandonata.  

La ragazza, che è un’atleta campestre, ha raccontato: “All’inizio è stata decisamente dura, nelle prime due settimane me la sono cavata perché l’allenatore mi portava i pasti dalla mensa”. Poi ha trovato lavoro come commessa in un supermercato, ma non era abbastanza per pagare le spese da sola. Il suo coinquilino allora ha deciso di raccontare la sua storia di GoFundMe e ha lanciato una campagna per raccogliere 5mila euro, ma la solidarietà è stata decisamente superiore: la campagna ha raccolto 100mila dollari.

Un gesto prezioso, ma non di aiuto. Essendo una atleta, Emily non poteva accettare i soldi da privati e si è trovata davanti alla scelta di lasciare lo sport. Il college però ha deciso di intervenire e ha mediato con la Ncaa, l’associazione che raggruppa i programmi sportivi delle università statunitensi: “E’ consentito tenere una raccolta fondi dopo che si è verificato un evento significativo della vita”, ha acconsentito alla fine la federazione, dando il suo benestare. Se la sua famiglia l’ha abbandonata, Emily ha comunque trovato 2500 nuove persone pronte a sostenerla: “Ringrazio tutti coloro che mi hanno dimostrato amore e sostegno in questo momento difficile della mia vita. Ora so che la famiglia non è qualcosa che hai sempre, ma qualcosa che trovi”.