Tangenti per gli appalti Eni in Nigeria: a processo 5 manager

Pubblicato il 26 Novembre 2010 15:27 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2010 21:13

La Procura di Milano ha chiesto il processo per cinque ex manager tra cui Luigi Patron e Angelo Caridi, rispettivamente all’epoca dei fatti presidente e amministratore delegato di Snamprogetti, nell’ambito di una inchiesta per corruzione internazionale su presunte tangenti pagate in particolare a politici nigeriani in cambio di appalti per la costruzione di sei megaimpianti di trasporto e stoccaggio di gas liquefatto a Bonny Island, al sud della Nigeria. La richiesta di processo, che riguarda anche Saipem (ha incorporato Snamprogetti), e’ stata inoltrata oggi dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, al gup Simone Luerti, e indica come parte lesa la Repubblica federale della Nigeria.

L’inchiesta riguarda presunte tangenti per 187 milioni di dollari versate in cambio di appalti tra il 1995 e il 2004 a una serie di politici nigeriani, tra cui tre ex presidenti, dal consorzio Tskj, il cui nome lo si deve alle iniziali della francese Technip, della Snamprogetti, della texana Kbr (controllata dalla Halliburton) e dalla giapponese Jgc, ognuna delle quali partecipava con una quota del 25 per cento. L’inchiesta e’ nata dalla collaborazione delle autorita’ giudiziarie di Francia (è stata la prima ad avviare accertamenti), Gran Bretagna e Stati Uniti.

Negli Stati Uniti, l’anno scorso, Kbr ha patteggiato versando 177 milioni di dollari alla Sec e 402 al dipartimento di giustizia. Lo scorso luglio, invece, Eni, nell’ambito sempre di un patteggiamento, si è impegnata a versare 125 milioni di dollari alla Sec e 240 milioni di dollari al dipartimento di giustizia. Per la vicenda, inoltre, è stato avviata un’indagine in Nigeria e ieri, come ha riportato la stampa locale, i funzionari della Economic and Financial Crimes Commission hanno arrestato due manager, Giuseppe Surace, direttore generale della Saipem Construction Company Limited e Frank Pliya di Technip Offshore Nigeria Limited.

Nel procedimento milanese parallelo, per via della prescrizione, i fatti di corruzione internazionale contestati partono dal 2002 e riguardano complessivamente 65 milioni di dollari versati dal consorzio. I pm De Pasquale e Spadaro, oltre alla richiesta di rinvio a giudizio, hanno stralciato la posizione di Eni, inizialmente indagata, in vista di una istanza di archiviazione.