Esce di prigione dopo 17 anni: a commettere la rapina era stato un sosia. Chiede risarcimento milionario

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 settembre 2018 19:08 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2018 19:08
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Esce di prigione dopo 17 anni: a commettere la rapina era stato un sosia. Chiede risarcimento milionario

WASHINGTON (USA) – Richard Anthony Jones ha trascorso in prigione 17 anni della sua vita. E’ entrato in carcere a 25 anni e ne è uscito a 42. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Non ha visto i suoi figli crescere né nascere suo nipote. Il tutto per un banale errore, uno scambio di persona. A commettere la rapina per cui era stato condannato era stato un suo sosia, un uomo identico a lui. Jones è stato scarcerato nel 2017, ma ora ha chiesto allo stato del Kansas, negli Stati Uniti, un risarcimento milionario: 65mila dollari per ogni anno dietro le sbarre.

Jones è stato rilasciato dopo che un giudice ha dichiarato “errata” la sua condanna originaria. Una sentenza a cui si è arrivati dopo 17 anni, in cui l’uomo si è sempre dichiarato innocente, dopo che la polizia è riuscita a rintracciare il vero colpevole: un uomo la cui somiglianza con Richard Jones è incredibile.

Ora Jones ha presentato un’istanza per ottenere un risarcimento di poco più di un milione di dollari dallo Stato del Kansas, circa 65mila dollari per ogni anno trascorso in prigione. “Mi è stata tolta una grossa fetta della mia vita che non potrò mai riavere. Sto solo cercando di riportare stabilità nella mia quotidianità”, ha detto Jones, padre di due figlie di 19 e 24 anni, quest’ultima lo ha reso anche nonno. L’avvocato di Jones evidenzia come la richiesta di risarcimento del suo cliente sia anche “relativamente bassa, date le insondabili difficoltà in 17 anni di carcere ingiustificato”.

Jones era stato condannato per rapina a mano armata nel 1999 dopo che un testimone lo aveva riconosciuto come il malvivente. Ma già durante la permanenza in prigione, altri detenuti hanno costantemente osservato la sua incredibile somiglianza con un truffatore di nome Ricky Amos. Jones viveva dall’altra parte del Kansas mentre il suo sosia, Amos appunto, viveva vicino al luogo della rapina. In seguito si è scoperto che non c’erano prove fisiche, di DNA o di impronte digitali che collegassero Jones al crimine.

L’uomo si era più volte appellato, senza successo, alla giustizia americana per rivedere il suo caso. Nel 2016 ha sentito parlare di un uomo in prigione molto somigliante a lui e di cui condivideva persino il nome di battesimo. Dopo aver intuito che costui poteva essere la persona che aveva commesso il crimine, Jones ha contattato il Midwest Innocent Project, un’organizzazione senza scopo di lucro che fornisce servizi legali ai condannati ingiustamente. E così la situazione si è finalmente sbloccata. “Tutti hanno un sosia, per fortuna abbiamo trovato il suo” ha detto un membro dell’associazione.