Eugenio Vagni, l’italiano rapito nelle Filippine è vivo, ma la sua liberazione è ostacolata da diversi fattori, lo rivela il governo locale

Pubblicato il 2 giugno 2009 12:40 | Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2009 13:35

Eugenio Vagni è vivo, ma le mine antiuomo piazzate dai guerriglieri islamici e il coinvolgimento di miliziani stranieri ostacolano la sua liberazione. Lo ha detto il ministro dell’Interno filippino, Ronaldo Puno, secondo il quale i sequestratori del volontario italiano continuano a spostare l’ostaggio complicando l’azione delle truppe impegnate nell’isola di Jolo.

«La situazione è complicata dal fatto che alcuni terroristi internazionali stanno aiutando gli uomini di Abu Sayyaf -ha detto Puno- e questo li fa sentire più sicuri e li rende meno propensi ad intavolare un negoziato».

Vagni, 62 anni, è nelle mani dei guerriglieri da gennaio. Era stato sequestrato insieme a due compagni rilasciati in aprile dopo – si ritiene – il pagamento di un riscatto. Pugno ha assicurato che oltre a portare avanti l’azione militare, il governo di Manila non trascura il negoziato con l’aiuto dei leader religiosi islamici. «Speriamo di arrivare presto alla liberazione -ha detto- perchè tutte le parti sono stanche e sono in corso colloqui seri».