Everest, le false operazioni di salvataggio: indagine su operatori turistici e guide

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2018 7:11 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2018 19:23
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Everest, le false operazioni di salvataggio: indagine su operatori turistici e guide

ROMA – Il governo nepalese e le compagnie di assicurazione di trekking stanno indagando su un gigantesco giro di truffe in cui alcuni operatori turistici del monte Everest, le guide, le società di elicotteri, gli ospedali stanno intascando illecitamente ingenti rimborsi con le compagnie assicurative: incoraggiano evacuazioni non necessarie, esagerano i sintomi, in poche parole organizzano delle false operazioni di salvataggio, il tutto per milioni di dollari.

Geoffrey Chang, un trekker australiano ha raccontato la sua esperienza: diretto al campo base dell’ Everest, si era svegliato con un dolore al torace e la guida nepalese lo aveva spinto a chiedere l’evacuazione con l’elicottero sostenendo che si trattava di una forma grave di Male Acuto di Montagna, scrive The New York Times.

Ma secondo quanto affermato da Chang, la mattina dopo si sentiva meglio, i livelli di ossigeno erano tornati a livelli accettabili. Michelle Tjondro, sua compagna di viaggio aveva chiesto alla guida se quel giorno potevano semplicemente riposare o raggiungere le altre persone che avevano sintomi analoghi.

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E’ stato a quel punto che i campanelli d’allarme hanno iniziato ad aumentare: la guida nepalese aveva respinto entrambe le ipotesi e insistito per la costosa evacuazione con l’elicottero. In seguito, in un ospedale a Kathmandu, capitale del Nepal, il passaporto di Chang è stato confiscato per diversi giorni e mentre il conto aumentava un medico gli aveva riferito che affinché l’assicurazione pagasse i sintomi avrebbero dovuto essere gravi.

Chang e la Tjondro, e la compagnia di assicurazione, ora ritengono di essere stati l’obiettivo di una truffa che ha distrutto l’industria del turismo nepalese e ha risucchiato enormi somme di denaro dalle compagnie di assicurazione.

Le guide guadagnano buone commissioni da operatori di trekking poco raccomandabili poiché spingono per le evacuazioni di emergenza quando invece si tratta soltanto di lievi mal di montagna e altre patologia, dissuadono gli escursionisti dal contattare i medici. In alcuni casi, sembra che trekker in buona salute abbiano accettato un falso salvataggio in cambio di un giro gratis fuori dal sentiero.

Quando vengono presentate le fatture, le compagnie di elicotteri gonfiano i prezzi per i soccorsi e gli ospedali sovraccaricano i servizi.

Il governo del Nepal ha annunciato un nuovo programma di monitoraggio per reprimere le truffe. Rabindra Adhikari, ministro del Nepal per il turismo, in un’intervista ha dichiarato che sono state create nuove procedure per le evacuazioni mediche e che le compagnie di elicotteri, gli operatori di trekking e gli ospedali devono ora inviare al suo ufficio le fatture inerenti ai salvataggi per assicurarsi che siano “veritiere”.

Il Nepal è un paese povero tra l’India e la Cina, ogni anno migliaia di visitatori intraprendono escursioni per scalare alcune delle vette più alte del mondo.

Consapevoli dei rischi associati al viaggio in alta quota, molti escursionisti stipulano un’assicurazione per diverse centinaia di dollari, optando per quelle che includono i soccorsi in elicottero. Per garantire un corretto acclimatamento, trascorrono giornate in posti come il campo base dell’Everest, dove l’aria è sottile e gli escursionisti spesso soffrono di un leggero mal di montagna.

Ai primi deboli segnali di malessere, le guide sfruttano gli escursionisti inesperti facendo pressione per l’elisoccorso che li trasporterebbe a Katmandu, dissuadendoli da qualsiasi altra opzione.