Fabio Polenghi, la sorella accusa la Thailandia: “Ordinò di uccidere i fotografi”

Pubblicato il 16 Maggio 2011 14:35 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2011 14:35

ROMA –  Isa Polenghi ha passato l’ultimo anno a cercare la verità sulla morte di suo fratello, Fabio, fotoreporter ucciso durante gli scontri tra le camicie rosse di Bangkok e l’esercito. “E’ passato un anno da quando l’hanno ucciso. Un anno di silenzio, di indifferenza: la Thailandia non ha alcun interesse a scoprire i veri colpevoli, le istituzioni italiane stanno a guardare. Eppure adesso ci sono le prove: il governo di Bangkok aveva chiesto ai militari di sparare contro le camicie rosse, di eliminare chiunque fotografasse e quindi desse al mondo le immagini della carneficina, del massacro che stava avvenendo per le strade della capitale. Per questo mio fratello Fabio è morto, e invece di giustizia dalla Thailandia mi è arrivata solo un’offerta di soldi: prima mille euro e poi 24 mila come se fossimo al mercato e mio fratello merce in vendita”.

Isa ha fatto un’indagine parallela per arrivare a queste conclusioni: “Anche solo per avere l’autopsia ho dovuto aspettare mesi, e ogni volta era una versione diversa. Sempre tra strane coincidenze; poche ore dopo averlo ucciso qualcuno ha svaligiato la casa in cui Fabio era ospite. Come è strano che nessuno abbia identificato chi, mentre mio fratello cadeva a colpito a morte, gli strappava dalle mani la macchina fotografica. Eppure nel video che testimonia i suoi ultimi momenti c’è il volto di chi ha rubato, di chi si è portato via gli ultimi scatti, forse l’immagine del suo assassino”.

Qualcosa potrebbe cambiare però: un avvocato canadese, Robert Amsterdam, ha raccolto prove e documenti e ha presentato tutto al Tribunale dell’Aja. Isa ha creato un sito, fabiopolenghi.org per ricordare la vita e il lavoro di Fabio.