Facebook, dipendenti in rivolta contro Zuckerberg: “Non ha preso posizione contro Trump”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Giugno 2020 0:26 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2020 0:26
Facebook, dipendenti in rivolta contro Zuckerberg: "Non ha preso posizione contro Trump"

Facebook, dipendenti in rivolta contro Zuckerberg: “Non ha preso posizione contro Trump” (Foto Ansa)

NEW YORK  –  Facebook in rivolta contro il suo stesso creatore, Mark Zuckerberg, reo di essersi rifiutato di intervenire sui post sulle proteste di Donald Trump censurati da Twitter.

Alle critiche pubbliche dei manager all’amministratore delegato si è aggiunto il ‘walkout’ virtuale dei dipendenti del social media, che hanno deciso di abbandonare la loro postazione lavorativa per manifestare la loro contrarietà alla decisione di Zuckerberg di non intervenire.

“Mark sbaglia e farò ogni tentativo per fargli cambiare idea”, twitta Ryan Freitas, responsabile del tema di design di News Feed di Facebook.

“Lavoro a Facebook e non sono orgoglioso di come stiamo emergendo”, posta Jason Toff, arrivato a Facebook come direttore del product management un anno fa.

“Censurare le informazioni che potrebbero aiutare la gente ad avere un quadro completo è sbagliato. Ma concedere a una piattaforma di incitare la violenza e diffondere la disinformazione è inaccettabile”, rincara la dose Andrew Crow, responsabile del design di Portal di Facebook.

Pesanti anche le parole di Lauren Tan, ingegnere software del social media: “La mancata azione sui post che incitano alla violenza di Trump mi fa vergognare di lavorare qui”.

A sostenere i manager sono i dipendenti che, pur lavorando da casa, incrociano le braccia nel bel mezzo della giornata lavorativa per far sentire la loro voce.

La diatriba è sui post di Trump sulle proteste per George Floyd. Twitter è intervenuta e molti scommettevano che Facebook avrebbe fatto lo stesso.

Zuckerberg invece ha rifiutato di intervenire e difeso con forza la posizione della società, descritta come “un’istituzione impegnata alla libertà di espressione”.

“Credo fermamente – ha aggiungo Zuckerberg – che Facebook non debba essere l’arbitro della verità di tutto quello che la gente dice online”.

Una difesa debole quella del fondatore di Facebook e che spicca in una Silicon Valley dove Apple, Google, Microsoft, Netflix e Uber hanno espresso il proprio sostegno per le campagne anti razzismo.

“Restare in silenzio è essere complici. Black lives matter”, ha detto Netflix.

Per Amazon “il trattamento iniquo e brutale degli afroamericani nel nostro paese deve finire”.

In questo quadro Zuckerberg appare isolato e i suoi dipendenti non si sono lasciati sfuggire l’occasione per fargli notare la differenza. (Fonte: Ansa)