“Facebook non toglie post violenti”. Zuckerberg indagato in Germania

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 novembre 2016 13:46 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2016 13:46
"Facebook non toglie post violenti". Zuckerberg indagato in Germania

“Facebook non toglie post violenti”. Zuckerberg indagato in Germania

BERLINO – Per la prima volta la magistratura tedesca avrebbe messo da parte le remore di competenza territoriale e aperto un’indagine sui vertici statunitensi di Facebook, a cominciare dal fondatore e capo Mark Zuckerberg, per mancata rimozione di contenuti criminali come minacce di morte e negazioni del genocidio ebraico.

Ma la società della Silicon Valley replica: “accuse prive di valore” L’apertura dell’inchiesta è stata rivelata dal settimanale tedesco Der Spiegel e Facebook ne ha preso nota come un’iniziativa ingiustificata anche perché il social network già combatte l’odio su internet.

L’autorevole settimanale comunque precisa che l’indagine viene condotta dalla Procura di Monaco e riguarda, oltre a Zuckerberg, tra gli altri anche la direttrice operativa della rete sociale americana, Sheryl Sandberg, il “capo-lobbysta” per l’Europa, Richard Allan, e “la sua collega berlinese Eva Maria Kirschsieper”.

Tutto è partito dalla denuncia di un avvocato di Wuerzburg, Chan-jo Jun, che accusa Facebook di aver omesso di rimuovere “istigazioni all’omicidio, minacce di violenza, negazioni dell’olocausto e altri crimini” nonostante fossero stati debitamente segnalati. Il legale ha elencato una serie di casi in cui il social network non avrebbe cancellato i post ignorando ripetute richieste: “per lo più’ Facebook non reagisce o dichiara senza rischi” i post “con una formulazione standard”, sostiene lo Spiegel.

All’inizio dell’anno una denuncia analoga alla Procura di Amburgo era rimasta senza conseguenze per carente competenza territoriale e indagini contro manager tedeschi erano state archiviate. “Non commentiamo lo stato di una possibile inchiesta, ma possiamo dire che le accuse sono prive di valore e che non vi è stata alcuna violazione della legge tedesca da parte di Facebook o dei suoi dipendenti”, ha dichiarato un portavoce di Facebook. “Non c’è posto per l’odio su Facebook – ha aggiunto – Lavoriamo a stretto contatto con i nostri partner per combattere l’hate speech e promuovere il counter speech”.

Lo sforzo però è considerato dichiaratamente insufficiente dal ministro della Giustizia tedesco, Heiko Maas. A piu’ riprese, nei giorni scorsi, il responsabile del governo della cancelliera Angela Merkel per questo dossier ha dato una sorta di ultimatum a tutti i gestori di portali internet e reti sociali in Germania: entro marzo si aspetta “chiari miglioramenti” nell’opera di cancellazione dei post che istigano all’odio o ai crimini di qualsiasi tipo, altrimenti verranno prese imprecisate misure per costringerli a ottemperare alle proprie responsabilità. Il ministro ha comunque ammesso che la questione va affrontata a livello europeo, dove le opinioni dei diversi paesi divergono. In un recente rapporto del governo tedesco sulla qualità della vita in Germania, l’esecutivo si è detto preoccupato del fatto che nel 2015, rispetto all’anno precedente, i “post dell’odio” sono aumentati del 176%.