Farah liberata. Incinta di un italiano, i genitori l’avevano portata in Pakistan ad abortire

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 maggio 2018 14:21 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2018 16:44
Farah è stata liberata. Era stata portata da Verona in Pakistan dai genitori e costretta ad abortire

Farah è stata liberata. Era stata portata da Verona in Pakistan dai genitori e costretta ad abortire

ISLAMABAD – Farah, la studentessa pakistana di 19 anni residente a Verona portata con l’inganno dalla famiglia in patria e fatta abortire, è stata liberata.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Secondo le prime informazioni ora si troverebbe in un posto sicuro insieme ai rappresentanti delle autorità italiane.

La giovane era stata segregata nella zona di Islamabad ed è stata liberata grazie ad un intervento delle forze di polizia pakistane. Nel pomeriggio di giovedì 17 maggio era riuscita ad inviare un ultimo messaggio al fidanzato, anche lui pakistano ma adottato da una famiglia italiana e cittadino italiano.

La ragazza aveva inviato anche ad una compagna di classe un messaggio audio via WhatsApp in cui ha raccontato di essersi fidata dei genitori tornando in patria e di essere stata tenuta legata per otto ore prima di abortire. Per la vicenda della giovane si è attivata l’Unità di crisi della Farnesina e l’ambasciatore del Pakistan in Italia.

I genitori non accettavano che la figlia avesse una relazione con un ragazzo di religione cristiana. E con una scusa, quella del matrimonio del fratello nel suo Paese, il Pakistan, l’anno portata via da Verona. E lì Farah, studentessa di 19 anni, si è trovata segregata dai famigliari, che l’avrebbero costretta ad abortire il bimbo che aveva concepito con un compagno di scuola, nella città veneta. Dal Pakistan poi la disperata richiesta di aiuto della giovane: messaggi via WhatsApp alle compagne di classe per descrive l’incubo, poi il silenzio e le indagini della polizia. Fino alla liberazione di oggi, venerdì 18 maggio.

La vicenda ha fatto pensare alla tragica fine di Sana Cheema, la giovane di 25 anni di Brescia uccisa in Pakistan dal padre e dal fratello per aver rifiutato un matrimonio combinato.