Filippine/ Eugenio Vagni, la liberazione: “Nè un blitz nè un riscatto”, sostengono Farnesina e Croce Rossa. Forse c’è stato uno scambio di prigionieri, anzi di mogli

Pubblicato il 12 Luglio 2009 10:52 | Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2009 18:15

Né un blitz né un riscatto, ma consegna di prigionieri, tra cui due mogli del capo terrorista: con il passare delle ore, la verità sulla liberazione di Eugenio Vagni comincia ad affiorare.

Secondo le solite fonti ufficiali, sempre meno credibili,Vagni, il volontario della Croce Rossa Internazionale liberato sabato sera nelle Filippine dopo sei mesi di prigionia nelle mani dei ribelli, sarebbe stato liberato senza nessuna forzatura. Senza operazioni militari e senza pagare alcun riscatto, praticamente un miracolo. Ma forse non è stato proprio così.

Dopo mesi di trattative e di tira e molla i ribelli di Abu Sayaf si sarebbero improvvisamente convinti a liberarlo. Certo la celerità con cui le autorità e la Croce Rossa Internazionale si sono affannate a sottolineare la “limpidezza” della vicenda solleva dei dubbi.

È pur vero che a confermarlo sono state due autorità di rilievo come il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini e il capo della Croce rossa delle Filippine Richard Gordon. Il primo ha assicurato riguardo all’inesistenza di un blitz: «Ho fatto presente al ministro degli Interni delle Filippine che ritenevamo pericoloso in quelle condizioni effettuare un blitz che non c’è stato neanche per la liberazione degli altri ostaggi».

Frattini ha poi giustificato l’improvvisa liberazione dicendo che nei confronti dei sequestratori «è prevalso un messaggio che li ha fatti sentire isolati». Per il titolare della Farnesina quello con i rapitori «è stato un lavoro paziente e capillare e i gruppi di sequestratori sono sentiti nella condizione di poterlo liberare senza mettere a repentaglio la sua incolumità».

Ad assicurare che non è stato pagato alcun riscatto ci ha pensato invece il capo della Croce rossa delle Filippine Richard Gordon. Effettivamente impensabile per un’organizzazione umanitaria così grande poter affermare di essere scesi a patti con i ribelli e di averne addirittura finanziato l’operato.

Andando a fondo nella vicenda, però, si scopre che, pur partendo dal presupposto che non sia stato pagato un riscatto e non si sia ricorsi alla forza militare, uno scambio con i ribelli c’è stato. Uno scambio umano. Ovvero, stando a quanto dice il giornale filippino online “Inquirer.net”, Vagni potrebbe essere stato “scambiato” con due delle mogli del leader del gruppo Abu Sayyaf, considerato vicino ad Al Qaeda, e diversi altri membri del gruppo. Un “do ut des” in piena regola che almeno spiegherebbe l’accaduto senza ricorrere ad un intervento divino.