Francesca Chaouqui e marito, indagini su ricatti informatici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2015 11:33 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2015 11:36
Francesca Chaouqui e marito, indagini su ricatti informatici

Francesca Immacolata Chaouqui

CITTA’ DEL VATICANO – Non solo fuga di notizie nel caso Vatileaks 2: l’inchiesta che ha portato all’arresto dei “corvi” Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Angel Vallejo Balda si intreccia con un’altra indagine aperta dalla Procura di Terni che vede la Chaouqui e il marito, Corrado Lanino, indagati per estorsione e intrusione informatica e che parla di tangenti per le beatificazioni.

Secondo quanto scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, i controlli scattati con l’inchiesta hanno fatto

“emergere gli affari e la rete di relazioni di Chaouqui e di suo marito, esperto informatico, fino a qualche tempo fa webmaster del circuito informatico di terzo livello della Santa Sede, poi trasferito nella clinica Santa Lucia con lo stesso incarico. Soprattutto hanno delineato l’attività illecita che avrebbe consentito a lui di «entrare» in numerosi computer e carpire informazioni riservate da utilizzare poi per ottenere favori e incarichi per entrambi, ma anche per persone a loro vicine. Un copione analogo e forse per alcuni aspetti sovrapponibile a quello seguito da Vallejo Balda e dalla Chaouqui per ottenere notizie e rubare atti della Santa Sede in parte pubblicati nei due libri usciti ieri, in parte tuttora segreti. Una modalità di azione sulla quale si svolgeranno adesso nuove verifiche, soprattutto alla luce di quanto è poi emerso grazie al lavoro della gendarmeria vaticana guidata da Domenico Giani. E questo potrebbe far allungare la lista delle persone sospettate di aver aiutato il monsignore e la donna a carpire le informazioni grazie alle intrusioni informatiche. Coinvolgendo proprio Lanino e altri esperti di computer da tempo finiti sotto controllo da parte degli investigatori della Santa Sede e in alcuni casi già convocati come persone informate dei fatti, ma anche a rischio di subire provvedimenti più gravi”.

L’indagine di Terni nasce dagli accertamenti sul dissesto della Curia locale, che avevano coinvolto monsignor Vincenzo Paglia, la cui posizione è stata archiviata. Sarzanini parla di una vera e popria

“«rete» che potrebbe aver agito in diverse situazioni e per raggiungere svariati obiettivi. Uno riguarda certamente i conti dello Ior. Le verifiche effettuate negli ultimi tre anni accreditano l’ipotesi che siano oltre cento i depositi intestati ai «laici» la cui identità è celata con intestazioni cifrate. Tra loro ci sono alcuni che più di altri potrebbero aver attirato l’attenzione di chi voleva creare un nuovo scandalo nella Chiesa. Appartengono infatti ad avvocati «postulatori», cioè coloro che istruiscono le cause di canonizzazione e beatificazione. Un lavoro che può durare anni, ed è inevitabilmente segnato dalla capacità di rendere più celere la procedura. Tra i documenti trafugati ci sarebbero proprio quelli che parlano di soldi versati per «pilotare» i fascicoli. Vere e proprie tangenti transitate su quei conti finiti adesso al centro dell’attenzione. Non solo. Le carte ricostruiscono anche i rapporti con i religiosi che hanno il compito di gestire le pratiche, quelle con gli esperti medici chiamati a fornire il loro parere — talvolta decisivo — sui casi esaminati. E adesso si sta cercando di scoprire come siano state utilizzate, quale percorso abbiano fatto in un quadro illecito che non appare ancora ben delineato. Perché sono centinaia i documenti trafugati ma soltanto una minima parte è stata resa pubblica”.

Nell’inchiesta sono finite anche lettere personali e fotografie scattate da monsignor Vallejo Balda. Dall’analisi di telefonino e computer del prelato sono poi emersi i nomi delle persone con cui aveva rapporti. E, scrive Sarzanini,

“su questo si lavora per ricostruire cosa sia avvenuto negli ultimi mesi, soprattutto da quando il monsignor aveva manifestato la delusione per non aver ricevuto da papa Francesco l’incarico che si aspettava al vertice della Segreteria oppure del Consiglio per l’Economia e, anche pubblicamente, avrebbe promesso di vendicarsi. La convinzione del promotore di giustizia Gian Piero Milano e dal suo aggiunto Roberto Zannotti è che il movente possa essere questo ma l’indagine non è ancora conclusa, nessuno può escludere che dietro questa nuova vicenda ci siano anche altri interessi”.