Francia-Turchia: Parigi e Ankara ai ferri corti sugli armeni

Pubblicato il 20 Dicembre 2011 18:06 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2011 18:17

PARIGI – Sale la tensione tra Francia e Turchia dopo la decisione dell'Assemblea nazionale francese di non ritirare una bozza di legge che sanziona il negazionismo sul genocidio armeno tra il 1915 e il 1917, nonostante i malumori espressi dal governo di Ankara.

La proposta sarà regolarmente discussa giovedì all'Assemblea nazionale, ha riferito il ministro francese per i Rapporti con il parlamento, Patrick Ollier, precisando che l'ipotesi di rinviare il voto non è stata nemmeno considerata nell'odierna riunione dei capigruppo, che fissa l'ordine del giorno per la settimana.

La decisione ha fortemente irritato il presidente turco, Abdullah Gul, che ha lanciato un duro monito contro Parigi. ''Per noi non e' possibile accettare questa proposta di legge (…) che nega il diritto di respingere accuse infondate e ingiuste contro il nostro Paese e la nostra nazione'', spiega Gul, chiedendo alla Francia di rinunciare a questa legge ''inaccettabile''.

Il testo prevede un anno di prigione e 45.000 euro di ammenda per chi nega il genocidio armeno, che la Francia ha riconosciuto nel 2001 e che secondo molti studiosi avrebbe causato la morte di 1,5 milioni di persone. Da parte sua, la Turchia riconosce la morte di 500.000 persone tra il 1915 e il 1917 ma considera che esse siano state vittime della Prima guerra mondiale e non di un genocidio.

Da lunedì due delegazioni turche, rispettivamente composte da parlamentari e da uomini d'affari, sono giunte a Parigi per cercare di fermare il varo della legge per sanzionare la negazione del genicidio.

Martedì, i parlamentari turchi hanno in programma un incontro con Jean-David Levitte, il consigliere diplomatico del presidente Sarkozy, e il capo della diplomazia francese, Alain Juppé.

Se dovesse esplodere, la crisi franco-turca giunge in un momento piuttosto difficile per la Francia, in un contesto regionale in cui la Turchia e' ormai una pedina fondamentale nella risoluzione dei dossier legati all'Iran e alla Siria.