Gandhi, rubate ceneri e profanato memoriale. “Traditore” per gli estremisti indù

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Ottobre 2019 9:55 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2019 11:42
Le ceneri di Gandhi rubate

Il Mahatma Gandhi (Ansa)

ROMA – India, trafugate le ceneri di Gandhi e vandalizzato il memoriale. I ladri sono entrati in azione nel giorno del 150esimo anniversario della nascita del Mahatma. Nel Madhya Pradesh ignoti profanatori, sicuramente estremisti indù, sono entrati in uno dei tanti “Bapu Bhawan” o luoghi di culto in suo nome.

Dopo aver scritto “traditore” sulla foto, hanno rubato parte delle venerate ceneri raccolte in una piccola urna. Una piccola quota delle spoglie che dopo la cremazione furono distribuite in tutto il Paese. Tradimento, la stessa accusa lanciata da Nathuram Godse, l’uomo che, il 30 gennaio del 1948 a New Delhi, gli sparò uccidendolo. Un fanatico indù.

Un’eredità contesa

L’India ha ricordato i 150 anni dalla nascita del Mahatma Gandhi, l’indiano più famoso del mondo, con un diluvio di celebrazioni, eventi, pubblicazioni e rappresentazioni teatrali. Ma il messaggio dell’avvocato che si fece apostolo della nonviolenza, per vincere la battaglia per l’indipendenza del suo Paese dalla dominazione britannica, “risulta più appannato che mai nell’India del 2019, un Paese segnato da inimmaginabili atti di violenza, contro i bambini, le donne, i più umili, dall’odio crescente verso le religioni diverse dall’induismo, e dal disprezzo dei diritti e delle minoranze”.

Lo hanno denunciato oggi, in un convegno a New Delhi, i leader dei principali movimenti nonviolenti del Paese, convocati dall’ambientalista Vamdana Shiva. Il messaggio di Gandhi, scrivono i commentatori, è, politicamente parlando, una coperta che si può tirare da tutte le parti.

La strumentalizzazione dei nazionalisti hindu al potere

E che il premier Modi e il Bjp stanno utilizzando a man bassa, nel tentativo di iscrivere gli insegnamenti del Mahatma nel patrimonio del suo partito. Ieri la Gandhi Sankalp Yatra, l’iniziativa lanciata dal Bjp: il partito ha invitato tutti gli aderenti a partecipare, camminando per dieci chilometri ogni giorno, per almeno due settimane.

Ma tutti ricordano che la scorsa primavera Pragya Singh Thakur, candidata del Bjp alle elezioni parlamentari ha osato definire Jodsee, l’assassino di Gandhi, un patriota. Espulsa dal partito, ma non dalla competizione, Pragya ha dato voce a un’opinione serpeggiante tra molti induisti

Bapu Gandhi dopotutto, non era un vero indù, lui che predicava la convivenza di tutte le fedi e che si oppose alla creazione di due stati sulla base dell’appartenenza religiosa. Lui che, dopo la spartizione dell’India e del Pakistan, preferì mettersi in un angolo, in nome della sconfitta delle sue idee.

Sonia Gandhi, solo omonima

Nella gara per rivendicare il Dna gandhiano, anche il partito del Congresso sarà in marcia domani, e, secondo quanto promette Sonia Gandhi, con un’adesione eccezionale.

Dna solo politico, ovviamente, perché non c’è alcuna parentela diretta tra i Gandhi oggi alla guida del partito del Congresso, e “Bapu”: Indira Gandhi, che ha preso il cognome dal marito, era infatti figlia di Jalarandr Nehru.

Anche gli “intoccabili” lo criticavano

Gandhi nel 2019 è una icona che qualcuno mette in discussione: come hanno sempre fatto gli “intoccabili” che lo accusano di non avere detto parole definitive sull’abolizione delle caste e della loro misera condizione.

Gandhi avrebbe voluto chiamarli “harijan, figli di Dio”, ma loro preferirono il nome Dalit, “gli spezzati, gli esclusi”, e affidarono le speranze a al Dottor Ambedkar, primo intoccabile a raggiungere un’istruzione superiore e tra gli estensori della Costituzione indiana. Lo ricorda la scrittrice Arundhati Roy nel suo recente saggio “The Doctor and the Saint”.

Icona onnipresente, messaggio dimenticato

In questi giorni Gandhi lo si trova dovunque, in India, un’icona onnipresente, la sua figura sottile, un uomo avvolto in un telo tessuto da lui stesso, con gli occhialetti cerchiati di metallo e l’immancabile bastone.

Ma quella figura onnipresente è sempre più muta. Il bisnipote del Mahatma, Rajmohan Gandhi ha ricordato che “la più vera caratteristica del nonno fu il suo atteggiamento nei confronti del dissenso e degli oppositori. Arrivavano anche a scontri durissimi, ma sempre nel rispetto e nel confronto: il contrario di ciò che accade oggi in India, dove l’oppositore viene messo a tacere, e il dissenso imbavagliato”. (fonte Ansa)