Gay, Chiesa riconosce dignità delle unioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 ottobre 2014 11:12 | Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2014 12:14
Gay, Chiesa riconosce dignità delle unioni

Gay, Chiesa riconosce dignità delle unioni

ROMA – Gay, Chiesa riconosce dignità delle unioni. La voce della Chiesa non era mai risuonata così aperta e accogliente non solo verso le persone omosessuali ma anche nei confronti delle loro unioni, non più viste solo come una relazione fondata sul peccato e un affronto alla santità della famiglia. Non è la prima volta che singoli vescovi usano parole di accoglienza.

E’ una assoluta novità, spiega Luigi Accattoli sul Corriere della Sera, il fatto che due paragrafi della relazione post dibattito al Sinodo contengano apprezzamento e attenzione anche per le forme di relazione vissute dagli omosessuali, “non si era mai letto in un testo, sia pure provvisorio, lavorato in Vaticano” (Accattoli).

Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione: si presenta quindi come un’importante sfida educativa. La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. (Sinodo Vescovi, relatio post disceptationem)

Gli omosessuali hanno qualcosa di importante da dare, questo si legge nella “relatio post disceptationem”, cioè il documento che fa il punto sui lavori del Sinodo promosso da Papa Francesco, una specie di mini-Concilio che rischia di modificare il linguaggio pubblico della Chiesa nel suo rapporto con i nuovi stili di vita e più in generale con la modernità. Siamo a metà del percorso, il Sinodo è un work in progress dove si affrontano conservatori fedeli alla dottrina e “misericordiosi” più inclini all’accettazione e all’inclusione, dai gay ai divorziati risposati per i quali la Comunione è oggi considerata “plausibile”.

Il clima di apertura alle novità che si respira nel Sinodo non trova però tutti d’accordo. Escono fuori dal ‘coro’ due voci ‘pesanti’ nella Chiesa, quella del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinal Gerhard Mueller, e quella del Prefetto della Segnatura apostolica, il cardinal Raymond Leo Burke (rimosso da Francesco da capo dei vescovi Usa a dicembre). Se il primo definisce una “contraddizione” l’aver scelto di non pubblicare gli interventi dei padri sinodali, per poi lasciare liberi i partecipanti di comunicare all’esterno attraverso le interviste, il secondo parla senza mezzi termini di “informazione manipolata”. E Burke a questo punto attende un “pronunciamento” dello stesso Papa Francesco.

Il quale, tuttavia, forse non ha prestato tutta l’attenzione necessaria alle parole di Bergoglio pronunciate ieri mattina nella messa celebrata a Casa Santa Marta. E’ vero che il Pontefice si atterrà alle deliberazioni collegiali dei vescovi, ma sui “dottori della legge” che consideravano Gesù una minaccia si è espresso in maniera inequivocabile:

Non sono capaci di vedere i segni dei tempi. Perché questi dottori della legge non capivano? Prima di tutto, perché erano chiusi. Erano chiusi nel loro sistema, avevano sistemato la legge benissimo, un capolavoro. Per loro erano cose strane quelle che faceva Gesù: andare con i peccatori, mangiare con i pubblicani. A loro non piaceva, era pericoloso; era in pericolo la dottrina, quella dottrina della legge, che loro, i teologi, avevano fatto nei secoli. Avevano dimenticato che Dio è il Dio della legge, ma è il Dio delle sorprese.

 

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