Gerald Erebon, 30 anni anni, kenyano: “Sono figlio di un prete italiano, il Papa mi ascolti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 giugno 2019 10:52 | Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2019 14:30
Gerald Erebon, kenyano, figlio di un prete italiano: "Papa Francesco mi ascolti"

Gerald Erebon, kenyano, figlio di un prete italiano: “Papa Francesco mi ascolti” (Foto Twitter)

ROMA – “Vorrei parlare con papa Francesco”: a chiederlo è Gerald Erebon, giovane kenyano di 30 anni figlio di un sacerdote italiano, missionario nel suo Paese. “Sono il figlio di un prete italiano, un missionario della Consolata – dice Gerald -. Ci sono persone pronte a testimoniarlo ma lui non vuol saperne. Non si è mai sottoposto al test del Dna per colpa dei suoi superiori che vogliono solo allungare l’attesa. Il Papa dovrebbe avere il bisogno di sapere la realtà di essere il figlio di un prete cattolico”.

Gerald racconta di aver subito nella sua infanzia molti atti di bullismo proprio a causa del suo aspetto, evidentemente misto: “Durante la mia infanzia ero molto diverso dai miei fratelli e parenti – racconta Gerald -. Ero un ragazzo di razza mista, con un differente colore della pelle, di capelli e con tratti diversi dai bambini del villaggio, delle scuole che ho frequentato e perfino in casa mia”.

La madre di Gerald, morta alcolizzata a 36 anni, si chiamava Sabina aveva 17 anni quando restò incinta. All’epoca lavorava come cuoca della parrocchia di Archers Post. Quando la pancia si è fatta evidente, padre Mario, l’uomo per il quale lei cucinava ogni giorno, è stato trasferito e sostituito da un nuovo prete, e un giovane autista nero è stato assunto da un giorno all’altro. Da allora venne detto che era lui il padre di Gerald. Ma il ragazzo ha sempre saputo che non era così, anche perché dal colore della pelle era evidente. 

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Il ragazzo ricorda come nel villaggio lo chiamavano Mario, “con il nome di mio padre”, e tutti lo soprannominavano ‘mzungu’ “che in swahili – spiega – significa persona di carnagione chiara/europea”. “La mia vita è stata sempre molto dura – continua -. Sono cresciuto sentendomi nella famiglia sbagliata; spesso piangevo e mi azzuffavo a scuola e nel villaggio. Mi vergognavo per essere diverso da tutti gli altri bambini”.

Gerald oggi ha 30 anni e più volte ha anche incontrato quello che sostiene essere suo padre, e che ormai ha 84 anni, ma senza risultato. Per anni i missionari della Consolata gli hanno pagato la retta scolastica, ma oggi anche quel sostentamento sarebbe venuto meno. “Ho aperto una pagina su GoFundMe – il suo appello -. Spero che qualcuno possa contribuire alla mia raccolta fondi per proseguire gli studi”. (Fonti: Ansa, Vanity Fair)