Germaine Greer, femminista storica, contro la campagna #MeToo: “Troppo tardi per lamentarsi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 gennaio 2018 7:15 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2018 18:17
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Germaine Greer, femminista storica, contro la campagna #MeToo: “Troppo tardi per lamentarsi”

LONDRA – “È troppo tardi per lamentarsi”: la celebre femminista Germaine Greer non le manda a dire e attacca duramente la campagna #MeToo sostenendo che le attrici “aprendo le gambe” ad Harvey Weinstein, produttore ora caduto in disgrazia, “equivaleva a un consenso”.

Germaine Greer, docente di letteratura inglese all’Università di Warwick, in Inghilterra, ma australiana d’origine, è una delle femministe più famose: ha raggiunto una vasta notorietà con la pubblicazione del saggio L’eunuco femmina, edito nel 1970 e divenuto un bestseller internazionale, accolto da critiche sia positive che negative. L’eunuco femmina rimane ancora oggi un libro importante nella letteratura femminista perché, pur non proponendo nuovi spunti di elaborazione teorica, fornisce una ricchissima varietà di fonti letterarie e storiche che documentano quanto le donne siano state “castrate” come individui, avvalorando la tesi di fondo del libro che è quella della necessaria liberazione sessuale e individuale delle donne.

In Gran Bretagna la Greer, 78 anni, di recente è stata nominata “Australian of the Year” e prima della serata di gala all’Australia House di Londra ha rilasciato un’intervista al Daily Mail. “Se apri le gambe perché ti hanno detto “sii gentile con me e ti farò lavorare in un film”, allora temo che sia equivalente a un consenso, e ora è troppo tardi per lamentarsi”, ha detto la scrittrice.

Tuttavia ha riconosciuto che ciò non giustifica le azioni predatorie di uomini importanti come il produttore americano Harvey Weinstein. Attaccando la campagna #MeToo la Greer ha dichiarato: “Voglio, ho sempre desiderato, vedere le donne reagire immediatamente alle molestie sessuali”, sottolineando che le donne che subiscono molestie sessuali dovrebbero avviare “un’azione diretta e immediata” contro gli aggressori.

La Greer ha sostenuto che “in passato”, le donne non avevano timore di “schiaffeggiare” gli uomini schiocchi che davano loro la caccia. “Voglio che le donne reagiscano sul momento” anche se riconosce che parlare del caso Weinstein è più complicato poiché uomini del suo livello hanno un immenso potere economico.

Nel mirino della Greer anche le richieste di porre fine alla carriera di Woody Allen per le rinnovate accuse di molestie sessuale da parte della figlia adottiva Dylan Farrow nel 1992, quando aveva sette anni. Per la prima volta la donna, che oggi ha 32 anni, ha raccontato la sua verità e descritto l’aggressione nel dettaglio in un’intervista alla CBS. Ha sostenuto che Allen la portò in una soffitta, le disse di sdraiarsi a pancia in giù e giocare con il trenino del fratello e “poi abusò sessualmente di me”, ha detto la Farrow.

Il fratello Ronan a lungo ha supportato la storia della sorella ed esortato i media a non pubblicare informazioni sui presunti abusi sessuali del padre. Ma la Greer non crede che l’abuso sia un motivo per fermare la carriera del famoso regista.

“Parliamo di 20 anni fa, quindi Allen ora dovrebbe smettere di girare dei film? Potrebbe essere una buona idea ma solo perché, probabilmente, non diverte più”. Alla domanda sul movimento #MeToo, la Greer ha risposto che teme che le accuse “saranno distrutte” dagli avvocati ingaggiati dai potenti molestatori e lamenta che la campagna non sia andata oltre “l’obbiettivo iniziale”: far luce sugli abusi dei datori di lavoro e raccogliere denaro per farli processare.

Greer ha parlato dell‘attrice Catherine Deneuve che, sostiene, si è arresa dopo aver firmato, insieme ad altre 100 donne francesi una lettera aperta in cui esprimevano rammarico perché #MeToo ritraeva le donne come “vittime impotenti”.

E polemicamente, ha chiesto alle autorità di abbandonare il concetto di stupro come crimine in favore di una “legge coerente sul consenso sessuale”. “Ho visto la polizia lavorare su un caso di stupro cercando disperatamente di costruirlo, ma poi avrebbe dovuto reggere in tribunale. L’onere della prova è troppo alto perché il prezzo è troppo oneroso. Lo stupro è un crimine quotidiano, non è un fatto straordinario. Abbiamo bisogno di una legge coerente sulla violenza sessuale”.

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