Giappone, riaperta la caccia alle balene dopo oltre 30 anni. Protesta degli ambientalisti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Luglio 2019 19:13 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2019 19:13
giappone balene

Giappone, riaperta la caccia alle balene dopo oltre 30 anni. Protesta degli ambientalisti

TOKYO – Celebrazioni, comizi sponsorizzati dal governo e raduni di nostalgici hanno salutato oggi, 1 luglio, il ritorno in Giappone, dopo oltre 30 anni, della caccia alle balene per fini commerciali. Otto battelli sono salpati dai porti di Shimonoseki, nella prefettura occidentale di Yamaguchi, e a Kushiro, nell’Hokkaido, a nord dell’arcipelago, salutati dai residenti locali in festa, incuriositi da tanta attenzione dei media occidentali.

Il 30 giugno è stato infatti l’ultimo giorno di adesione del Giappone alla Commissione internazionale sulla caccia ai cetacei (Iwc), una decisione formalizzata da Tokyo con sei mesi di anticipo dopo estenuanti trattative in seno all’ente che non vedeva di buon occhio la cattura dei cetacei a scopi commerciali, per motivi legati alla sostenibilità della specie. Tesi contestate dalle autorità giapponesi, che sostengono invece come la popolazione dei mammiferi nel frattempo sia cresciuta sufficientemente. L’attuale ritmo di caccia, secondo le autorità giapponesi, è giustificabile per altri 100 anni senza creare sconvolgimenti ambientali.

L’Agenzia nazionale della pesca nipponica ha posto un limite di cattura di 227 balene da luglio a dicembre, e dal 2020 in poi le quote annuali arriveranno a un massimo di 383. Il numero, fanno notare gli analisti, è significativamente minore del carico di 637 cetacei catturati sotto la voce di ‘ricerca scientifica’ nel 2018. Alla cerimonia di partenza delle navi a Shimonoseki, il ministro dell’Agricoltura e della Pesca Takamori Yoshikawa si è augurato che il consumo della carne di balena possa registrare un aumento delle vendite. La cittadina era il principale snodo per la distribuzione di carne di balena a partire dal Periodo Edo, a cavallo tra il 1603 e il 1867. Prima della Seconda guerra mondiale, le aziende locali gestivano grandi centri di distribuzione per un alimento allora considerato a buon mercato e ricco di proteine, in tempi di ristrettezze economiche. Con la sospensione della caccia a fini commerciali imposta dalla Iwc nel 1988, il porto e l’intera comunità hanno registrato un impoverimento costante, che la sola pesca a fine scientifici non è riuscita a invertire. Ma le speranze dei ristoratori potrebbero essere deluse, avvertono gli osservatori.

5 x 1000

Secondo il ministero dell’Agricoltura, il consumo annuale di balena ha registrato un picco nel 1962 con 2,4 kg pro capite, il doppio dell’importo di manzo e pollo. Dal 1987 in poi, tuttavia, la domanda si è mantenuta quasi al livello di zero. In passato il prezzo di mercato era deciso dall’Istituto di Ricerca dei cetacei, assieme ad altre entità che conducevano analisi marine, ma con la ripresa della pesca commerciale il prezzo della carne sarà determinato dalla domanda dei consumatori. Una dinamica che verrà influenzata dall’acceso dibattito delle associazioni ambientaliste e della comunità internazionale, che tentano di fare breccia sempre di più sulle nuove generazioni. L’Australian Marine Conservation Society ha criticato la decisione di Tokyo descrivendo la pratica “fuori dai canoni, arretrata e crudele”. Da parte sua, il capo dell’Agenzia dei pescatori di Kushiro, Shigeto Hase, ha invece fomentato la folla: “Abbiamo sempre utilizzato la carne di balena nel corso della nostra esistenza, e vogliamo che queste usanze vengano tramandate alla prossima generazione”. (fonte ANSA)