Giappone. Settanta anni fa l’inferno atomico dal cielo su Hiroshima

Pubblicato il 2 agosto 2015 9:19 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2015 9:19
La bomba atomica su Hiroshima

La bomba atomica su Hiroshima

GIAPPONE, TOKYO – Il ricordo deve restare vivo perché è giusto “che le future generazioni sappiano”, ma la “legacy”, il lascito/monito del bombardamento atomico di Hiroshima da parte degli Stati Uniti sul finire della Seconda Guerra Mondiale è che l’umanità non debba più trovarsi di fronte a simili tragedie. A 70 anni esatti da una delle peggiori pagine della storia dell’uomo, il sindaco della città Kazumi Matsui sollecita i leader mondiali a “promuovere la fiducia reciproca col dialogo”, unica via per una pagina nuova libera dall’orrore del nucleare.

Nella Dichiarazione sulla Pace del 6 agosto, Matsui anticipa, in un incontro a Tokyo, che “inviterà i leader di tutto il mondo, compreso il Giappone, a mettere da parte quelle azioni capaci di causare la sfiducia gli uni negli altri”. Per questo, dice, vorrebbe che visitassero la sua città per approfondire la comprensione delle terribili ferite delle armi nucleari, mai del tutto sanate, ascoltando le terribili storie dei sopravvissuti (“hibakusha”) all’atomica.

Anche sull’ipotesi di scuse dei leader statunitensi, Matsui punta al cuore della “legacy” di Hiroshima: “Non credo si debba fare una questione se debbano chiedere scusa o no. Quello che vorrei è che i leader, visitando la città, si convincano che in futuro non debbano più permettere che cose di questo genere accadano di nuovo”. Nel 2016, tra gli eventi del G7 ospitati in Giappone, c’è il summit dei ministri degli Esteri a Hiroshima, il 10-11 aprile: è attesa la partecipazione del segretario di Stato americano John Kerry nella “città divenuta simbolo di pace e di speranza”.

Nel 2008, l’allora Speaker democratica della Camera Usa Nancy Pelosi si recò al memoriale della Pace e resta la più alta carica istituzionale Usa finora in visita. Ma l’attesa più grande è per il presidente Barack Obama che, secondo diverse fonti, vorrebbe recarsi nella città del Giappone centrale prima della scadenza del mandato. Matsui, con “Mayors for Peace”, l’iniziativa che raccoglie oltre 6.200 adesioni tra i sindaci di tutto il mondo, vuole arrivare, col sostegno di Onu e organizzazioni non governative, al bando totale delle armi nucleari entro il 2020.

Gli Usa sganciarono il primo ordigno atomico a uso bellico della storia (“Little Boy”) su Hiroshima il 6 agosto, alle 8.15 del mattino, cogliendo di sorpresa la città, importante centro navale e militare. Lo spostamento d’aria di eccezionale potenza rase al suolo le case e gli edifici nel raggio di circa 2 km. Ai gravissimi effetti termici e radioattivi immediati (80.000 morti e quasi 40.000 feriti, più 13.000 dispersi) si aggiunsero negli anni successivi gli effetti delle radiazioni, che portarono le vittime a quota 250.000.

Tre giorni dopo fu la volta di “Fat Man”, la seconda bomba lanciata su Nagasaki, responsabile di 70.000 vittime dirette entro la fine del 1945, più altrettante negli anni successivi. Il 14 agosto, la riunione del governo nel rifugio antiaereo del Palazzo Imperiale vide l’imperatore Hirohito annunciare la volontà di arrendersi dopo i drammatici bombardamenti delle due città. Il 15, il suo discorso di resa fu consegnato alla radio, malgrado il tentativo di bloccarlo da parte di alcuni giovani ufficiali dell’esercito.

Il passato si incrocia e confronta col presente, con i piani fortemente criticati sull’allentamento delle restrizioni delle forze armate nipponiche previste dalla Costituzione con le leggi sulla sicurezza in discussione alla Dieta di Tokyo, fortemente volute dal premier Shinzo Abe. E con il nucleare a uso civile, che il 10 agosto vedrà l’utility Kyushu Electric Power far ripartire il reattore n.1 di Sendai, prefettura di Kagoshima, il primo a produrre energia con i nuovi standard sulla sicurezza varati dopo la grave crisi di marzo 2011 di Fukushima Dai-ichi.

“No Nukes Hiroshima – Nagasaki – Fukushima” è il titolo di un recente libro su un “mondo senza nucleare”, fatto con i diversi contributi di oltre 50 personalità nipponiche tra artisti, scrittori e premi Nobel. “E’ nostra responsabilità verso la comunità internazionale fare un appello al mondo, far sapere che non è possibile convivere col nucleare in tutte le sue forme”, ha scritto Ryuichi Sakamoto, musicista e compositore.