Giorno della Naqba, Israele alla prese con l'”arma delle masse”

Pubblicato il 15 Maggio 2011 21:23 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2011 12:03

GERUSALEMME – All’indomani delle manifestazioni che hanno visto ieri migliaia di persone provenienti dal Libano meridionale e dalla Siria lanciarsi contro i reticolati di frontiera (e sul Golan anche superarli) la stampa israeliana commenta con toni preoccupati la comparsa di un nuovo tipo di ”arma” contro lo Stato ebraico, la ”arma delle masse”. ”Questa arma consiste nel trasformare la quantità in qualità” spiega su Yediot Ahronot l’analista militare Eitan Haber. Anche se questa tattica era nota in teoria anche in passato, l’effetto cumulativo delle dimostrazioni in Egitto, Libia e Siria ha cambiato la situazione.

”La giornata della Naqba (il ‘disastro’ agli occhi dei palestinesi della costituzione di Israele, ndr) ha segnato domenica l’inizio di una nuova fase nel conflitto israelo-palestinese” prosegue Haber. Molti analisti temono che le marce sui confini di Israele assumeranno un carattere ancora più vasto a settembre, con la possibile proclamazione all’Onu di uno Stato palestinese. ”Per Israele – sostiene il columnist Nahum Barnea – il ritorno di profughi palestinesi nel proprio territorio è una linea rossa, che non può essere valicata”. Il quotidiano filo-governativo Israel ha-Yom rileva che con queste manifestazioni ”gli estremisti nel mondo arabo hanno iniziato ieri la lotta pratica per imporre (ad Israele) il cosiddetto Diritto del Ritorno”. Di conseguenza, il premier Benyamin Netanyahu dovra’ dire al presidente degli Stati Uniti Barack Obama (nel loro prossimo incontro a Washington) che occorre ribadire ai dirigenti dell’Anp che la soluzione della questione dei profughi avverra’ solo all’interno del futuro Stato palestinese, ossia in Cisgiordania e a Gaza.

Le manifestazioni di domenica sono state indette per marcare il Giorno della Naqba, anniversario in cui i palestinesi ricordano la ”catastrofe” che per loro fu la costituzione di Israele nel 1948 e la dispersione nella Diaspora di oltre 700 mila connazionali nei conseguenti eventi bellici di quell’anno. Quest’anno le manifestazioni sono state volutamente indette sui confini con Israele per ribadire che i palestinesi non rinunciano a quello che essi considerano un loro diritto: il ritorno alle case e ai villaggi lasciati in Israele. Israele si era preparato per il Giorno della Naqba e in previsione di disordini aveva rafforzato lo spiegamento militare in Cisgiordania e lungo il confine con Gaza; lo stesso aveva fatto la polizia nelle aree abitate dalla minoranza araba.

Cio’ nonostante tutto indica, anche secondo i media locali, che nel Golan sia stato colto di sorpresa. Una fonte diplomatica occidentale sul Golan ha riferito all’ ANSA che una folla di diverse centinaia di manifestanti, civili palestinesi siriani, ha aperto una breccia di una ventina di metri nel reticolato di confine, sventolando bandiere palestinesi. Una parte e’ poi entrata nel vicino villaggio druso di Majdal Shams. Secondo la fonte al momento dello sfondamento del reticolato non c’erano soldati israeliani nell’area, mentre quelli siriani sono rimasti passivi. Truppe israeliane sono arrivate solo piu’ tardi e hanno prima sparato in aria e poi contro la folla. La radio pubblica israeliana in serata ha parlato di dieci cadaveri di manifestanti palestinesi sconfinati nel Golan consegnati da Israele alla Croce Rossa Internazionale, mentre la fonte diplomatica ha stimato che sia stata uccisa solo una persona e che alcune altre siano state ferite.

Solo dopo alcune ore e’ stato ristabilito l’ordine e gli infiltrati sono stati riportati in Siria tramite l’Onu o la Croce Rossa. Il portavoce militare israeliano ha affermato che dietro gli incidenti odierni si celano la Siria e l’Iran. Ad alcune decine di chilometri di distanza, questa volta sul confine col Libano, all’altezza del villaggio sciita di Marun A-Ras, una folla stimata in centinaia di palestinesi ha cercato di sfondare il reticolato di frontiera per entrare in territorio israeliano. Il tentativo non e’ riuscito per la decisione reazione dei soldati israeliani che hanno aperto il fuoco e sembra che anche l’esercito libanese abbia cercato con le armi di fermarli. Fonti libanesi attribuiscono a Israele l’uccisione di una decina di persone e il ferimento di almeno un centinaio. In mattinata, a sud, al confine con Gaza, centinaia di palestinesi hanno compiuto un analogo tentativo all’altezza del valico di Erez.

Dura e immediata la reazione dell’esercito. I palestinesi denunciano il ferimento di una quarantina di persone, solo una delle quali sarebbe in gravi condizioni. Un palestinese e stato ucciso a est di Gaza dai soldati. In Cisgiordania diverse manifestazioni hanno ricordato la Naqba, con un raduno di massa a Ramallah. Ma sulla strada tra Gerusalemme e Ramallah i soldati sono intervenuti per porre fine a sassaiole. Diverse persone sono state ferite in modo lieve. Il premier, Benyamin Netanyahu, ha detto di aver ordinato all’esercito il massimo autocontrollo ma al tempo stesso ha ribadito che ”nessuno deve dubitare della volonta’ di Israele di difendere i suoi confini e la sua sovranita”. A suo dire il tema delle manifestazioni con l’accento sul ritorno dimostra che a essere messa in discussione dagli organizzatori e’ l’esistenza stessa di Israele. Resta incerta la matrice di un incidente a Tel Aviv dove un israeliano e’ stato ucciso e 15 altri feriti dopo essere stati investiti da un autocarro guidato da un arabo. Si sospetta il movente nazionalistico. L’autista afferma di aver perso il controllo dell’automezzo per l’esplosione di un pneumatico.