Ernest Hemingway, ”Papa” per gli amici, rivive a Cuba nel film di Bob Yari

Pubblicato il 13 Maggio 2014 16:12 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2014 16:12
Ernest Hemingway

Ernest Hemingway

USA, MIAMI – Era dai tempi del “Nostro agente all’Avana” di Carol Reed (1959) che una produzione cinematografica americana non era completata a Cuba. Ora che il regista Bob Yari ha chiuso la settimana scorsa le riprese di “Papa”, un film che racconta la storia vera dell’amicizia fra Ernest Hemingway e un giornalista americano negli anni ’50, è caduto un altro tabù nei difficili rapporti fra l’isola comunista e il potente vicino del Nord. O quasi.

Perchè per poter girare senza problemi a Cuba Yari -di cui “Papa” è la pima regia, ma che è noto come produttore di “Crash:contatto fisico” (2004) o “L’illusionista” (2006)- ha aggirato l’embargo americano presentando il suo progetto come un documentario, un genere non sottoposto alle stesse restrizioni della fiction, come dimostra l’esempio del “Buena Vista Social Club” di Wim Wenders.

Solo che “Papa” non è un documentario, anche se racconta la vera storia di Denne Bart Petitclerc (Giovanni Ribisi) un giornalista americano che, dopo aver pubblicato una lettera sul Miami Herald fu contattato da Hemingway (Adrian Sparks), che a quel tempo viveva a Cuba e diventò amico dello scrittore, al punto di diventare lo sceneggiatore di “Isole nella corrente”, il film di Franklin J. Shaffner ispirato da un suo romanzo postumo. Il cast di “Papa” -il cui titolo ricorda il soprannome usato affettuosamente dagli amici di Hemingway- comprende anche la presenza in un piccolo ruolo di Mariel Hemingway, nipote del premio Nobel, nonchè di Joely Richardson, figlia di Vanessa Redgrave e Tony Richardson, nella parte di Mary, la quarta moglie dello scrittore.

Questo ruolo era stato previsto in un primo momento per Sharon Stone, ma l’attrice non solo ha abbandonato il progetto, ha anche denunciato Yari alla giustizia, sostenendo che il regista la voleva obbligare a presentare dichiarazioni false per poter girare a Cuba senza problemi, che potrebbero -secondo gli avvocati della star- “averla messa a rischio di inchieste criminali e di ostacoli per pratiche sul suo passaporto”.

Ma noncurante di queste polemiche, Yari ha raccontato alla stampa che malgrado le difficoltà le riprese a Cuba sono state “splendide” e che è molto contento di aver potuto lavorare “dove le cose sono avvenute davvero, nella “finca”, o fattoria, dove viveva Hemingway e nei posti dove andava a pescare o a bere i suoi frozen daiquiri”.