Giulio Regeni, perquisiti ufficio e casa della prof. di Cambridge

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 gennaio 2018 19:21 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2018 19:21
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La professoressa di Cambridge Maha Abdel Rahman

ROMA – Colpo di scena nell’inchiesta sull’omicidio del ricercatore friulano Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto nel gennaio del 2016. La casa e l’ufficio della professoressa dell’Università di Cambridge tutor di Regeni, Maha Abdel Rahman, sono stati perquisiti.

Gli inquirenti italiani, in missione dal 9 gennaio nel Regno Unito, in collaborazione con le autorità locali, hanno proceduto all’acquisizione del computer personale della docente, di pen-drive, hard disk esterni e del suo cellulare.

La perquisizione è stata effettuata dopo l’audizione della docente, che resta persona informata sui fatti ma che in passato si era sempre sottratta all’interrogatorio.

Gli investigatori italiani hanno ottenuto massima collaborazione da parte dei vertici dell’Ateneo britannico che ha disposto la consegna agli inquirenti del traffico delle mail della tutor e una serie di documenti del suo lavoro.

“I supporti informatici e i documenti acquisiti – spiega una nota diffusa dalla Procura di Roma – saranno utili a fare definitiva chiarezza, in modo univoco ed oggettivo, sul ruolo della professoressa nei fatti di indagine”.

Dell’intero materiale acquisito durante la perquisizione verranno inoltre fatte copie forensi che finiranno nel fascicolo di indagine aperto a piazzale Clodio. Nelle prossime settimane, quindi, verranno attentamente analizzate le attrezzature digitali sequestrate nella speranza di ottenere “risposte” importanti sul rapporto tra Regeni e la sua tutor di Cambridge.

Nel corso dell’audizione la docente avrebbe, sostanzialmente, ripetuto quanto già comunicato in passato tramite alcune mail. “L’argomento della ricerca da realizzare al Cairo da Giulio fu una sua scelta libera”. Nel comunicato è detto che “la professoressa ha accettato di rispondere a tutte le domande poste dagli investigatori inglesi”. Dichiarazioni forse attese dagli inquirenti che con una mossa a sorpresa hanno chiesto e ottenuto che si procedesse alla perquisizione dell’abitazione e dell’ufficio di Maha Abdel Rahman.