Glenn Miller, David Niven, Otto Skorzeny: triangolo di eroismo e morte nella seconda guerra mondiale. La missione segreta fallita per far finire prima il conflitto.

Pubblicato il 22 Luglio 2009 16:28 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2009 16:47

Glenn Miller e David Niven: storia segreta di eroismo e morte combattendo contro i nazisti. Una realtà superiore ad ogni immaginazione, con il grande musicista e il famoso attore legati dal caso, dal destino, dal dovere militare e dalla scelta morale.

Quella del trombettista Glenn Miller fu l’orchestra più popolare degli Stati Uniti a cavallo tra gli anni trenta e quaranta. Quello sulla sua morte, invece, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi, è rimasto un mistero di difficile soluzione.

Il padre del mitico “Chattanooga Choo Choo”, nel 1942 si arruolò volontario nell’aviazione degli Stati Uniti per dare il suo contributo alla guerra che il suo paese stava combattendo. Con il grado di capitano, fu messo a capo dell’orchestra militare e assegnato all’intrattenimento delle truppe all’estero. Ma forse non era questo il suo vero ruolo, era solo quella che si dice una copertura. Copertura degli incarichi che gli assegna l’ufficiale dei servizi segreti inglesi David Niven.

Miller scomparve improvvisamente a 40 anni, il 15 dicembre 1944, mentre sorvolava la Manica a bordo di un aereo militare per raggiungere Parigi, dove la sua orchestra avrebbe dovuto suonare per i soldati che avevano da poco liberato la capitale francese. Il suo corpo non fu mai recuperato.

Sono state diverse le dicerie intorno alla sua morte nel corso degli anni, ma la versione ufficiale resta quella dell’aereo precipitato sulla Manica. Ora però spunta una nuova pista: secondo il libro del biografo Hunton Downs dal titolo “The Glenn Miller Conspiracy” (“La congiura contro Glenn Miller”, da pochi giorni uscito nelle librerie americane), il leader della jazzband più famosa del tempo morì in seguito alle torture che gli vennero inflitte dai soldati tedeschi in un bordello di Parigi.

Nel dicembre del 1944 Miller si trovava infatti a Parigi in una missione top secret denominata “Operazione Eclisse”. L’obiettivo era infiltrarsi nelle linee nemiche ed entrare in contatto con il comandante in capo dei nazisti per il settore ovest, Karl Rudolf Gerd von Rundstedt, e riuscire a concordare con lui una tregua.

L’autore del libro spiega che: «Miller era l’uomo perfetto per questa missione, perché i tedeschi lo conoscevano. Se il piano avesse funzionato, la guerra avrebbe potuto finire sei mesi prima». Ma qualcosa andò storto e Miller venne catturato nella capitale francese dal capitano tedesco Otto Skorzeny, lo stesso che aveva liberato Benito Mussolini a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, il 12 settembre 1943, con l’Operazione Quercia. Miller era inoltre temutissimo dalle alte sfere naziste per i messaggi via radio che lanciava ai soldati della Wahrmacht e gli inviti a deporre le armi.

Il jazzista, finito nelle mani delle SS, fu segregato in un bordello di Parigi, dove sarebbe stato torturato per giorni. Per il biografo Downs, Skorzeny, fedelissimo di Hitler, voleva costringerlo a introdurli alla presenza del generale Eisenhower per ucciderlo e cambiare così il destino del conflitto.

Sempre secondo la ricostruzione dell’americano Downs, che al mistero sulla morte di Miller ha dedicato quarant’anni di ricerche, il suo corpo fu gettato nella strada davanti al bordello. I tedeschi diffusero la notizia che Miller fosse morto d’infarto dopo una notte con una ragazza.

Nell’aprile del 1992 gli fu dedicata una lapide nel Cimitero Nazionale di Arlington.