Gli Usa invadono Haiti perchè non diventi una Somalia

Pubblicato il 15 Gennaio 2010 14:56 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 15:39

La flotta, i marines, i parà: gli Usa stanno “invadendo” Haiti, ma stavolta è una “bella invasione”. Fatta per impedire che, come è stato scritto, “Haiti scompaia come Atalantide”. Ad Haiti non c’è più governo, Stato, esercito. Ad Haiti, come riporta la corrispondenza di Maurizio Molinari de “La Stampa”, “chi ha un machete lo usa per imposserssarsi di ciò che serve o vale: acqua, cibo, carburante, televisori e denaro”. Nelle strade vige “la legge del machete”. Occorre una forza militare, è questo il primo e più urgente soccorso. Gli Usa di Obama inviano la loro forza militare, è una scelta politica, significa che Washington “adotta” e si fa carico dell’isola e dei suoi milioni di abitanti sopravvissuti. Perfino Cuba stavolta apre il suo spazio aereo alla Usa Air Force.

Un esercito serve anche per i morti. Per tirarli fuori dalle macerie, per seppellirli sia pure in fosse comuni, la prima, la più improvvisata accatasta settemila cadaveri. Altrove con i cadaveri ci si fanno blocchi stradali. Solo un esercito può smontare queste barricate dell’orrore e della disperazione che si sta facendo violenza. Un esercito serve per far funzionare l’aeroporto, per ristabilire le comunicazioni, per fermare i saccheggi e gli sciacalli. Per impedire che la distribuzione del cibo che arriva si trasformi in una guerriglia per il pane. Serve insomma un esercito perchè Haiti non diventi una Somalia dei Caraibi. Solo gli Usa possono tentarlo, solo gli Usa possono farlo.

Haiti, dove l’ottanta per cento della popolazione viveva con meno di un dollaro al giorno, dove il novanta per cento della gente abitava in baracche senza acqua corrente ed elettricità, dove l’aspettativa massima di vita era di 50 anni, dove un bambino su tre non arrivava a viverne cinque di anni e dove almeno uno dei due sopravvissuti aveva la certezza statistica di diventare di fatto uno schiavo nelle piantagioni. Gli Usa di Obama stanno muovendo in soccorso non solo e non tanto di Haiti spianata dal terremoto, hanno scelto di farsi carico di fatto anche di quella Haiti che c’era prima del terremoto. E’ una scelta pesante, coraggiosa, perfino azzardata. Ma, per la prima volta da decenni, agli occhi del mondo portaerei, marines e paracadutisti americani non sono il segno e l’immagine di una potenza insieme prepotente e impotente. Ad Haiti Obama ha deciso di giocarsi la reputazione degli Usa: se vince questa guerra il suo esercito avrà vinto una guerra di liberazione e in un pezzo di mondo il soldato stelle e strisce tornerà ad essere quel che è stato alla fine della seconda guerra mondiale. Obama lo sa e per questo invia al “fronte” la 82° aviotrasportata, quella della Normandia, e la fanteria di Fort Bragg, quella delle Ardenne.