Golfo dell’Oman, attaccate due petroliere. Forse un siluro. Casus belli tra Usa e Iran?

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 giugno 2019 12:00 | Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2019 17:40
Golfo dell'Oman, attaccate due petroliere. Casus belli tra Usa e Iran?

Golfo dell’Oman, attaccate due petroliere. Casus belli tra Usa e Iran? (Foto Twitter)

MILANO – Golfo dell’Oman: due petroliere, la norvegese Altair e la Kokuka, battente bandiera di Panama, sono in fiamme dopo essere state attaccate. Gli equipaggi sono stati evacuati. A colpire almeno una delle due imbarcazioni si avanza l’ipotesi di un siluro. Nessuna traccia di chi l’avrebbe lanciato il siluro, ammesso che di questo si sia trattato.  Un mese fa, il 12 maggio, un attacco nella stessa zona sempre a petroliere, sempre con circostanze e responsabilità rimaste misteriose.

Stavolta gli equipaggi delle due petroliere sono stati soccorsi dalla quinta flotta degli Stati Uniti, basata in Bahrein, e dalla Marina di Teheran. In queste acque Usa e Iran si confrontano fino a limite della reciproca provocazione soprattutto dopo che Washington ha disdetto l’accordo con l’Iran sul nucleare e ha circondato lo stesso Iran con una catena di pesanti sanzioni.

I due attacchi sarebbero avvenuti tra le 6 e le 7 di giovedì mattina, 13 giugno. Secondo quanto riferito da emittenti tv iraniane si sarebbero udite alcune forti esplosioni provenienti dall’area delle petroliere. 

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La conferma degli attacchi è arrivata dal ministro del Commercio nipponico Hiroshige Seko, che ha spiegato che le due petroliere trasportavano carichi “collegati al Giappone”. “Ho avuto informazioni che le due navi con carico collegato al Giappone erano state attaccate vicino allo Stretto di Hormuz”, ha detto Seko, proprio mentre Shinzo Abe, in Iran come primo premier giapponese in visita dal 1979. 

Una coincidenza sottolineata dal ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif: “I riferiti attacchi contro cargo legati al Giappone sono avvenuti mentre il primo ministro Shinzo Abe stava incontrando l’ayatollah Ali Khamenei per colloqui approfonditi e amichevoli. Dire che è sospetto non è abbastanza per descrivere ciò che probabilmente è successo questa mattina. Il dialogo regionale proposto dall’Iran è imperativo”. 

Il Giappone importa la quasi totalità dei suoi 3 milioni di barili giornalieri di greggio dai Paesi del Golfo, a partire dall’Arabia Saudita. Dopo lo stop dei flussi dall’Iran, a causa delle minacce di sanzioni da parte degli Stati Uniti, Tokyo ha aumentato le importazioni da altri produttori dell’area, come Emirati Arabi Uniti e Qatar.

“Siamo consapevoli di quanti accaduto nel Golfo di Oman e stiamo valutando la situazione”, il commento della portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders. Contro l’Iran ha tuonato l’Arabia Saudita. Il vice ministro della Difesa Khalid ben Salman ha accusato Teheran di essere colpevole “da 40 anni di morte, distruzione e caos” nella regione.

IL PRECEDENTE – Gli attacchi del 13 giugno seguono quelli di un mese fa al largo della costa degli Emirati Arabi Uniti  e si inseriscono in un clima di crescente tensione tra Stati Uniti e Iran, acuita dopo le nuove sanzioni decise dall’amministrazione Trump e dalla decisione di considerare le Guardie Rivoluzionarie Iraniane un gruppo terroristico.

Secondo il consigliere alla sicurezza nazionale americana, il falco John Bolton, proprio Teheran sarebbe dietro agli attacchi a due petroliere avvenuti il 12 maggio scorso. Bolton non ha fornito però prove di quanto sostenuto. Dal canto loro gli Emirati Arabi Uniti sostengono che gli attacchi di un mese fa siano stati parte di una operazione coordinata portata avanti da un non meglio precisato “attore di Stato”.

Nei giorni scorsi Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Norvegia (i Paesi le cui petroliere sono state interessate dagli attacchi del 12 maggio) hanno dichiarato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che “ci sono forti indicazioni che i quattro attacchi facessero parte di un’operazione sofisticata e coordinata condotta con una significativa capacità operativa”. 

Anche gli attacchi di un mese fa erano avvenuti al largo delle coste emiratine nel Golfo dell’Oman, nei pressi dello Stretto di Hormuz, al centro delle cronache per la crescente tensione tra Iran e Stati Uniti e dove passa circa un quarto del greggio mondiale. L’Iran ha negato di aver avuto un ruolo negli attacchi. Dopo la diffusione della notizia dell’attacco di oggi, il prezzo del petrolio è aumentato del 4 per cento. (Fonti: Reuters, Ansa, Agi, Al Jazeera, Gulf News)