La guerra dei droni sarà la guerra del futuro? Fra Usa e Iran si combatte già così

di Caterina Galloni
Pubblicato il 25 Luglio 2019 7:06 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2019 20:18
Un drone

Un drone in azione (foto Ansa)

ROMA – La guerra dei droni sarà la guerra del futuro? Fra Usa e Iran si combatte già così. Secondo una dichiarazione del Dipartimento della Difesa, il 18 luglio un drone ad ala fissa in rotta di avvicinamento a una USS Boxer, nave d’assalto anfibia classe Wasp della US Navy, mentre navigava nello Stretto di Hormuz, ha costretto l’equipaggio ad attuare “azioni difensive”.

Il corpo dei Marine ha bloccato il drone utilizzando il nuovo sistema anti-drone noto come LMADIS, acronimo per Marine Air Defence Integrated System. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, ha negato che si sia verificato l’incidente e detto ai giornalisti che la nazione “non ha alcuna informazione sulla perdita di un drone”.

Con i droni che diventano via via più economici e più efficaci negli ultimi anni l’esercito americano ha deciso di investire molto nella tecnologia anti-drone. Tuttavia, mentre molti di questi sistemi implicano l’abbattimento dei droni, LMADIS utilizza essenzialmente l’attacco elettronico per rendere inefficace un drone. Il Light Marine Air Defence Integrated System o LMADIS è una contromisura mobile anti-drone montata su una dune buggy Polaris MRZR opportunamente configurata.

Una contromisura improvvisata (una dune buggy incatenata a prua) considerando il nuovo tipo di minaccia rappresentato dai droni (commerciali e di alto profilo), ma che si sta rivelando efficace. Per rilevare, classificare e difendersi dai droni, il Light Marine Air Defence Integrated System si basa sul radar aesa emisferico RADA RPS-42. Il radar a banda corta a corto raggio è estremamente sensibile e può individuare anche le ridotte firme radar dei droni. Una configurazione standard prevede due MRZR: veicolo di comando e controllo immagine e veicolo con sistema elettro-ottico ed infrarosso per identificare gli obiettivi con il sensore CM202.

Se l’obiettivo è ritenuto ostile, si attiva un jammer che interrompe il collegamento dati tra il drone ed il suo operatore, provocando un arresto anomalo nel sistema a pilotaggio remoto. Solitamente il sistema LMADIS è schierato a terra, ma dallo scorso gennaio è stato schierato su diverse navi della Marina statunitense, come riferito da Military.com USNI News sottolinea che un sistema di radar jamming è un mezzo di difesa economico. Un paio di anni fa, un alleato degli Stati Uniti ha usato un missile Patriot da 3 milioni di dollari per abbattere un drone da 200 dollari: un’impresa dunque costosa.

In questo caso, la USS Boxer disponeva di sistemi missilistici difensivi che avrebbe potuto usare per abbattere l’UAV o le armi che fanno parte del Phalanx Close-in Weapons Systems. Ma questi sistemi non sono sempre efficaci: pistole e missili possono mancare ma le armi a energia diretta sono più economiche e un po’ più efficaci come è stato mostrato nel caso del drone iraniano. L’esercito americano ha avviato numerosi esperimenti su armi ad energia diretta contro droni e missili. L’aviazione americana, a giugno ha presentato un nuovo sistema chiamato THOR (Tactical High Power Microwave Operational Responder), progettato per abbattere stormi di droni; l’anno scorso l’esercito americano, per abbattere i droni invadenti ha iniziato a investire in cannoni a microonde ad alta potenza.

Fonte: theverge.com.