Guerra Fredda. Gli Stati Uniti temevano un’invasione russa dell’Alaska

Pubblicato il 1 Settembre 2014 14:46 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2014 14:46
Truppe russe

Truppe russe

USA, WASHINGTON – Gli Stati Uniti temevano un’invasione dell’Alaska da parte della Russia negli anni 1950, all’inizio della Guerra Fredda. E avevano avviato segretamente un programma di ‘addestramento’ di pescatori e privati cittadini del luogo per creare una rete che avrebbe potuto fornire informazioni all’intelligence.

E’ quanto emerge – riferisce l’Associated Press – da documenti dell’Fbi, dai quali emerge che gli Stati Uniti ritenevano una possibilita’ concreta l’invasione dell’Alaska.

”Le forze armate ritengono che si trattera’ di un’invasione dall’aria, con bombardamenti e il lancio di paracadutisti” con obiettivi Nome, Fairbanks e Anchorage, si legge in uno dei documenti dell’Fbi.

Un timore che spinse l’allora direttore dell’Fbi, J. Edgar Hoover ad avviare il progetto segreto dal nome in codice ‘Washtub’, in collaborazione con l’appena nato Air Force Office of Special Investigations, guidata dal ‘delfino’ di Hoover, l’ex agente dell’Fbi Joseph Carroll.

Il piano segreto prevedeva cittadini-agenti in luoghi chiave dell’Alaska, in grado di potersi – se necessario – nascondersi dagli invasori e accedere ad apparecchiature e materiale radio con il quale poter trasmettere le mosse del nemico. Il progetto insomma riguardava l’assunzione di civili da parte dell’intelligence americana sul territorio americano, in una missione che gli agenti federali sapevano essere molto pericolosa, visto che la dottrina militare sovietica prevedeva l’eliminazione della resistenza locale nei territori occupati.

L’operazione ‘Washtub’ era in due fasi: la prima la creazione di veri e propri agenti, la seconda la creazione di gruppi di civili operativi in Alaska addestrati per facilitare eventuali operazioni di evacuazione.