Haiti disperata. Il colera e il caos contro l’Onu: “Proteste pilotate per evitare le elezioni”

Pubblicato il 19 Novembre 2010 15:14 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2010 16:19

Dopo 220 mila morti dopo il terremoto di gennaio, ora è il colera a fare vittime ad Haiti. Ha ucciso milletrecento morti, ventimila i contagiati che potrebbero arrivare a duecento mila in un anno. L’epidemia si è diffusa “per colpa dei caschi blu” dell’Onu, grida la popolazione in strada.

Tra due settimane il paese torna alle urne e sembra che siano proprio le autorità a fomentare le proteste, secondo alcuni, in modo da ritardare il voto. «Queste manifestazioni hanno un movente politico», dice il colonnello Mauricio Cruz che comanda il contingente brasiliano: «È il governo a fomentare le violenze per rinviare le elezioni». Dall’inizio dell’epidemia il candidato del presidente uscente René Preval, Jude Celestin, è sceso nei sondaggi dal primo al terzo posto, a favore della principale sfidante, la democratica Mirlande Manigat.

I soldati del contingente giunto dal Nepal sono stati identificati come gli untori, come coloro che hanno portato la malattia. Ma la missione delle Nazioni Unite ad Haiti ci sta da sei anni.

Il portavoce del contingente, Farhan Haq, ha detto che «non c’è alcun tipo di prova conclusiva». E i medici della Pan American Health Organization credono che il «colpevole» possa essere una «singola persona» arrivata sull’isola, dove il colera c’era da cento anni.

E intanto nell’isola regna il caos: un gruppo di 11 americani della Christian Motorcycle Association («Missionari in moto», così si definiscono) è stato bloccato da una folla armata di machete, ma si sono salvati.