Haiti, operatori Oxfam con prostitute: Penny Lawrence, numero 2 onlus si dimette

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2018 0:23 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2018 0:23
Haiti, operatori Oxfam con prostitute: Penny Lawrence, numero 2 onlus si dimette

Penny Lawrence

LONDRA – Il taglio dei finanziamenti resta per ora sospeso. Ma lo scandalo a sfondo sessuale che ha investito Oxfam un primo ‘taglio’ lo produce: e a rotolare è la testa di Penny Lawrence, numero 2 dell’ong umanitaria finita sul banco degli imputati di fronte a donatori del calibro del governo di Londra e dell’Ue.

Lawrence, vice direttore generale e responsabile per anni dei programmi internazionali, si è dimessa assumendosi oggi “la piena responsabilità” della reazione “inadeguata” della struttura in risposta al comportamento di un manipolo di collaboratori e dirigenti: svergognati in questi giorni, a scoppio ritardato, dai media per aver frequentato e sfruttato giovani ‘prostitute’ (in realtà povere ragazze alla fame) nel pieno di missioni umanitarie condotte in Ciad nel 2006 e a Haiti dopo il devastante terremoto del 2010.

La lettera di dimissioni di Lawrence è arrivata a margine della convocazione dei vertici dell’ong da parte della ministra britannica della Cooperazione Internazionale, Penny Mordaunt, per una lavata di capo in piena regola. Nonché dopo che pure l’Unione Europea aveva sollecitato chiarimenti, pena una stretta sui fondi in nome della “tolleranza zero”.

Ed è una lettera che ha i toni del mea culpa: Lawrence scrive di provare “vergogna” per quanto accaduto in anni in cui era lei a coordinare le missioni estere. “Sono rattristata – aggiunge – per il danno e la sofferenza che questo ha prodotto ai sostenitori di Oxfam, al più vasto settore della cooperazione e alle persone bisognose che avevano fiducia in noi”. Il chief executive Mark Goldring non ha esitato ad accettare il passo indietro, seppur con l’onore delle armi, come fosse una sorta di sacrificio individuale per il bene della causa. Sperando che basti. La portata dello scandalo – che non risparmia altre ong di peso – imponeva del resto una risposta pubblica. In primo luogo per dare soddisfazione al governo britannico che a Oxfam ha garantito l’anno scorso, solo di contributi per l’aiuto internazionale, 32 milioni di sterline.

Denaro che la ministra Mordaunt aveva minacciato apertamente di mettere in discussione in mancanza d’una piena assunzione di responsabilità e d’impegni trasparenti per il futuro. Per ora il rubinetto non sembra essere stato chiuso, stando a quanto emerso dopo la lunga riunione di oggi al dicastero con con lo stesso Goldring e con la presidente di Oxfam, Caroline Thomson. Ma la presenza di Michelle Russell, capo delle investigazioni dell’autorità di controllo sulle ong nel Regno (la Charity Commission) è valsa a far capire che il dossier resta sotto osservazione. Tanto più che Russell si è detta senza giri di parole “molto arrabbiata” nell’aver scoperto solo ora quanto fosse stato opaco e parziale il rapporto con cui l’organizzazione riferì a suo tempo della storiaccia dei ‘festini’ di Haiti: a dispetto dei tentativi successivi di negare l’intenzione d’insabbiare tutto con qualche sotterraneo provvedimento disciplinare interno. Intanto c’è chi già la butta in politica.

Così se da un lato l’ex ministra Priti Patel, ‘falco’ in disgrazia, cavalca il caso scrivendone sul Daily Telegraph come della “punta di un iceberg” nel comportamento di molte ong, dall’altro il commentatore liberal Matthew D’Ancona, quasi a voler silenziare tutto, cita sul Guardian il timore che la vicenda venga strumentalizzata da destra Tory e tabloid impegnati da tempo in una campagna contro i presunti “sprechi” della cooperazione allo sviluppo. Beghe che d’altronde non cancellano i sospetti. Né i fatti di Haiti o del Ciad. Mentre da fonti del governo di Theresa May arriva comunque la rassicurazione che gli aiuti umanitari non saranno ridotti rispetto all’odierna quota dello 0,7% del Pil: salvo, forse, cambiare l’indirizzo di qualche destinatario.

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