Hong Kong in rivolta, 180 arrestati. Il pugno di ferro di Pechino: rischiano l’ergastolo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Luglio 2020 14:14 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2020 14:14

Sono ormai migliaia i manifestanti che a Hong Kong si sono radunati a Causeway Bay per protestare contro la nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina.

La tensione è salita al punto che la polizia è ritornata a usare i cannoni ad acqua, le cartucce urticanti (a Lane Crawford) e i proiettili di gomma per disperdere la folla.

Gli arresti eseguiti sono più di 180, secondo quanto comunicato dalle forze dell’ordine sui social media. Un agente è stato ferito con un “oggetto affilato” mentre cercava di arrestare alcuni dimostranti.

Hong Kong celebrava i 23 anni dall’indipendenza

L’occasione era l’anniversario del ritorno all’indipendenza di Hong Kong, nel giorno del 23/mo anno del ritorno dei territori sotto la sovranità della Cina.

Un uomo è stato portato via perché aveva un manifesto con la scritta “indipendenza“. Secondo la nuova legge sulla sicurezza nazionale rischia da due anni all’ergastolo.

Usa, Mike Pompeo minaccia “rappresaglie”

Il segretario di stato americano Mike Pompeo ha minacciato “rappresaglie” degli Usa dopo quello che ha definito “un triste giorno” per Hong Kong in seguito all’approvazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale.

Nel frattempo il Regno Unito aveva denunciato la “grave violazione degli accordi” che garantivano l’autonomia.

L’Unione europea “ritiene essenziale che i diritti e le libertà esistenti dei residenti di Hong Kong siano pienamente tutelati”.

E ribadisce le sue “gravi preoccupazioni per la legge sulla sicurezza nazionale”.

Lo riferisce in una nota l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell a nome della Ue.

Pechino respinge le critiche: “Non è un vostro affare” 

Pechino respinge le “critiche esterne” sulla nuova legge sulla sicurezza nazionale tarata per Hong Kong.

E definisce “logiche da banditi” l’ipotesi di sanzioni su funzionari cinesi, come anticipato dagli Usa.

“Cosa ha a che fare con voi? Non è un vostro affare”, ha notato Zhang Xiaoming, numero due dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del governo centrale.

“Se avessimo voluto ‘un Paese, un sistema’, sarebbe stato semplice. Possiamo imporre il diritto penale, la procedura penale e la legge sulla sicurezza nazionale e le altre norme nazionali su Hong Kong”, ha aggiunto. (fonte Ansa)