Hong Kong, poliziotti si travestono da manifestanti e picchiano. E la protesta blocca l’aeroporto: voli cancellati VIDEO

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 12 Agosto 2019 12:32 | Ultimo aggiornamento: 12 Agosto 2019 12:39
L'aeroporto di Hong Kong invaso dai manifestanti

L’aeroporto di Hong Kong invaso dai manifestanti (Foto Ansa)

HONG KONG  – La protesta di Hong Kong si fa sempre più forte, e la repressione più violenta. Tutti i voli da e per l’aeroporto internazionale dell’ex colonia britannica sono stati cancellati dopo che cinquemila manifestanti hanno occupato lo scalo per protestare contro il governo locale e la Cina. Proteste che vanno avanti ormai da settimane, ma che si sono acuite in particolare dopo la diffusione di un video che mostra alcuni agenti di polizia travestiti da manifestanti picchiare e ammanettare una giovane in protesta.

Le autorità aeroportuali hanno consigliato ai passeggeri presenti in aeroporto di lasciare il prima possibile i terminal. La Cathay Pacific, la compagnia aerea di Hong Kong, ha fatto sapere che i voli per e da l’aeroporto internazionale della ex colonia britannica sono cancellati fino a martedì mattina. 

Il video

Il video sotto accusa, pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian, mostra alcuni agenti vestiti da manifestanti che si infiltrano nella marcia pro-democrazia e poi aggrediscono un attivista in modo brutale prima di arrestarlo. Il filmato ha scatenato la rabbia di gruppi per la difesa dei diritti umani che, attraverso i social media, hanno organizzato un sit-in all’aeroporto. Tanti gli utenti che hanno condiviso su Twitter foto e video che mostrano violenze della polizia contro i manifestanti con gli hashtag #AbolishHKPF e #HKPoliceState. La dimostrante adesso rischia di perdere un’occhio. Dopo il decimo weekend di proteste la polizia ha deciso di dispiegare per le strade dell’ex colonia britannica veicoli pesanti equipaggiati con cannoni ad acqua. Gli agenti hanno usato anche lacrimogeni. 

La protesta e la repressione

Le proteste sono nate dopo che, lo scorso giugno, è stato presentato un disegno di legge che prevede l’estradizione in Cina per chi commette reati gravi, punibili con una pena superiore ai sette anni di detenzione. Il movimento ha prima chiesto il ritiro della legge e poi le dimissioni del capo esecutivo della città, Carrie Lam, nuove elezioni democratiche, il rilascio dei dimostranti arrestati durante le precedenti proteste e un’indagine sull’uso della forza da parte della polizia contro i manifestanti. 

Pechino, dal canto suo, ha definito “terrorismo” le violenze degli attivisti: “I manifestanti radicali di Hong Kong hanno ripetutamente usato strumenti estremamente pericolosi per attaccare i poliziotti, il che costituisce un grave crimine violento, e mostrano anche i primi segni di terrorismo”, ha detto Yang Guang, il portavoce dell’ufficio affari di Hong Kong e Macao (Hkmao) del Consiglio di Stato. Atti che “calpestano lo stato di diritto e l’ordine sociale di Hong Kong”, ha aggiunto.

Sotto la pressione di Pechino la Cathay Pacific ha avvertito i suoi dipendenti che potrebbero essere licenziati se “sostengono o partecipano alle proteste illegali”, mentre un messaggio analogo è arrivato a Londra: la Cina ha infatti invitato il Regno Unito a fermare le sue “ingerenze” negli affari interni del Paese asiatico. “Vorrei sottolineare che Hong Kong oggi è una regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese. Sono finiti i giorni in cui era sotto il dominio coloniale britannico”, ha detto la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying. (Fonti: South China Morning Post, Bbc, Guardian)