I soldati iracheni fermano l’avanzata islamista verso Baghdad

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 settembre 2014 8:50 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2014 8:56
I soldati iracheni fermano l’avanzata islamista verso Bagdad

I soldati iracheni fermano l’avanzata islamista verso Bagdad

ROMA – 350 jihadisti sarebbero morti secondo l’agenzia egiziana Mena nella zona di Mosul dopo i primi bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro l’Isis.

Raid che hanno toccato quota 300 (poco meno del 75% in Iraq). Solo lunedì 29 settembre il primo bombardamento di jet britannici.

Sempre lunedì i raid aerei hanno permesso all’esercito iracheno di fermare l’avanzata dei jihadisti verso Bagdad impedendogli l’ingresso nella strategica città Amariya al Falluja. Numeri e fatti significativi ma insufficienti per poter parlare di svolta anche perché l’Isis sembra poter contare su un serbatoio di un’ottantina di Paesi in grado quindi, di compensare le perdite provocate dai raid aerei in Iraq e Siria.Ieri, dopo giorni che si rincorrevano voci al Cairo sul possibile annuncio della nascita di un’organizzazione ufficialmente legata all’Isis, è arrivata la conferma. «Colpiremo i seguaci della Croce e gli interessi americani»: è la minaccia del neonato gruppo Jund al Khilafah Kinana (I soldati del Califfo in Egitto) che annuncia la sua costituzione e plaude all’alleanza con lo Stato islamico di Baghdadi. A riferirlo l’autorevole Site, il sito di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web.

L’insufficienza degli attacchi aerei, ma in generale, di una sola azione di forza è quanto ha sostenuto ieri lo sceicco di Dubai Mohammed bin Rashed al Maktoum, vice presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. Per sconfiggere l’emergenza del momento, l’Isis, e tutti i fanatismi, non basta la sola forza. Secondo al Maktoum la comunità internazionale deve agire su tre fronti: gettare discredito sulle ideologie deviate, e garantire il buon governo e lo sviluppo dell’uomo come risorsa. «Con i suoi urlati e deviati toni religiosi, questo franchising dell’odio prefabbricato è adottabile da qualunque gruppo terroristico. E nonostante l’Isis sia un’organizzazione brutale, che non rappresenta né l’Islam né i valori più basilari dell’umanità, è emersa, si è diffusa e resiste» ha detto il premier degli Emirati aggiungendo che «bombardare non è sufficiente per garantire la pace». Intanto però l’approccio militare prevale. La Turchia ha dislocato 34 carri armati sulle alture nei pressi di Mursitpinar, al confine siriano teatro di un’offensiva dell’Isis contro la città di Kobane dove ieri 5 persone sono morte per un colpi di artiglieria delle miliziE jihadiste.