Fuga dall’incubo nucleare in Giappone: la mappa della radioattività

Pubblicato il 21 Marzo 2011 19:45 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2011 19:58

ROMA – Sono ancora intatte le 260.000 dosi di iodio stabile distribuite alla popolazione intorno alla centrale giapponese di Fukushima 1: le autorità non ne hanno ancora prescritto l’assunzione perché i livelli di radioattività rilevati nella zona non lo richiedono.

Secondo l’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare e industriale (Nisa) non è  necessario ampliare la zona di evacuazione intorno alla centrale rispetto all’attuale raggio di 20 chilometri. Alla popolazione che si trova nella zona compresa fra 20 e 30 chilometri da Fukushima 1 si continua a consigliare di restare in casa. Il Japan Atomic Industrial Forum (Jaif) informa sul suo sito che nella prefettura di Fukushima e nelle tre che si trovano immediatamente a Sud di questa (Ibaraki, Tochigi e Gunma) sono state sospese temporaneamente le spedizioni di spinaci e di un’altra verdura a foglia larga chiamata kakina, a causa di una contaminazione di iodio 131 e cesio 137 superiore alla media.

Il portavoce del governo, citato dalla Jaif, ha spiegato che si tratta tuttavia di una misura precauzionale e non pericolosa per la salute. Quello che alcuni esperti rimproverano alle autorità giapponesi è il ritardo con cui hanno cominciato a rendere noti i valori relativi alle dosi misurate: i primi dati sono arrivati solo dal 17 marzo. Secondo fonti italiane in contatto con la Nisa, i valori rilevati ad oggi nella zona evacuata, ossia entro 20 chilometri dalla centrale, sono pari a 15,5 microsievert/ora: più di 34 volte superiore alla dose media di 0,45 microsievert/ora.

Nella fascia compresa fra 20 e 30 chilometri dalla centrale le dosi misurate vanno da 1,5 fino a 26,9 microsievert/ora. Nell’area compresa fra 30 e 60 chilometri da Fukushima 1, sono localizzati i valori più alti, fino aI 110 microsiever/ora registrati il 20 marzo. Qui si registra una progressiva riduzione rispetto alle misure dei giorni precedenti: il 19 marzo si registravano 136 microsievert/ora, il 18 marzo 140 microsievert/ora e il 17 marzo 158 microsievert/ora. I valori più alti sono concentrati in un’area che si trova a Nord-Ovest della centrale: è in questa direzione che i venti monsonici stanno spingendo la nube prodotta sulla centrale di Fukushima 1.

Ed è naturalmente in prossimità della centrale che si sono registrate le dosi piu’ alte: il 15 marzo scorso erano pari a 100 millisievert/ora vicino al reattore numero 4 e 400 millisievert/ora vicino al reattore 3. Al momento i livelli di radioattivita’ hanno avuto conseguenze sulla salute su alcuni addetti alla centrale: nei giorni scorsi, nel corso delle operazioni per il raffreddamento di emergenza un addetto al reattore numero 1 ha ricevuto una dose di 106,3 millisievert/ora, doppia rispetto alla dose annuale consentita per i lavoratori esposti in caso di emergenza. Il 16 marzo scorso sono stati condotti esami su 17 addetti alla centrale, 16 dei quali avevano bassi livelli di contaminazione sulla pelle del viso, ma nessuna contaminazione interna. Per nessuno dei contaminati sono state finora necessarie le procedure di decontaminazione.