India: 16 anni, stuprata e filmata da 8 ricchi. Padre vede il video e si uccide

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 3 Novembre 2012 7:12 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2012 19:49
dalit india

India, ragazza “dalit” stuprata da 8 ricchi e filmata. Il padre vede il video e si uccide

INDIA – Una ragazza stuprata da 8 persone, la violenza filmata, il video che gira nella piccola comunità locale. Finché lo vede il padre, che chiede giustizia, ma lui è solo un “povero” e nessuno gli dà retta. E lui si uccide. La vicenda avvenuta in un piccolo villaggio nello stato di Haryana, nel nord dell’India, sta contribuendo a mettere in questione l’omertà tipica della mentalità feudale e maschilista radicata in certe regioni dell’India.

Come nell’antica Roma, dove Lucrezia si uccise con un pugnale per essere stata “disonorata” da Tarquinio il Superbo, ancora oggi in diverse società, il disonore dello stupro ricade in primo luogo sulla vittima della violenza piuttosto che sul criminale. Nella società indiana, sono decine, centinaia gli stupri che ogni anno non vengono denunciati per paura delle conseguenze sociali. Chi sposerà una ragazza disonorata? Che ne sarà dell’onore della famiglia se il villaggio viene a sapere della violenza? Il caso della ragazza di Haryana che ha denunciato alla polizia i suoi assalitori è per questo eccezionale.

Alla metà di settembre 2012, un gruppo di uomini ubriachi ha preso la ragazza con la forza, l’ha portata con la macchina in un luogo isolato per stuprarla. Otto uomini hanno abusato di lei per circa tre ore mentre la scena veniva filmata con un cellulare. La ragazza aveva 16 anni.

Per dieci giorni, la giovane vittima è sprofondata nel silenzio, incapace di denunciare la propria tragedia a causa delle minacce di morte ricevute come pure dei codici ancestrali di una società repressiva. Poi, un evento tragico ha cambiato tutto, nella vita della famiglia e nella determinazione della ragazza. Il video girato dagli stupratori ha fatto il giro del villaggio, passando di cellulare in cellulare tra gli uomini, come un barbaro trofeo. Il padre della vittima è così venuto a conoscenza della violenza perpetrata sulla figlia. Sconvolto, non ha resistito al dolore e alla vergogna e si è tolto la vita.

Di fronte al sacrificio del padre, la ragazza decide raccontare tutto alla polizia perché sia fatta giustizia. Da allora, gli otto presunti colpevoli sono incarcerati ed attendono il giudizio. La maggior parte di questi provengono dalla casta superiore, quella che possiede le terre e che domina il villaggio, mentre lei, la vittima, è una «dalit», quella che una volta si chiamava un’intoccabile. Anche per questo, la storia della ragazza ha assunto un significato simbolico nel contesto dell’India attuale, dove tradizioni arcaiche, a volte violente, coesistono con forme di modernizzazione sociale.

Una parte della società civile, nei media e in certi settori della popolazione, ha inscenato una protesta per l’odioso crimine e la polizia ha, per adesso, compiuto il proprio dovere. Ma le reazioni nel complesso hanno mostrato come la cultura dell’omertà e la struttura feudale e maschilista della società siano in India, e particolarmente in Haryana, particolarmente forti. Commentando la vicenda, un porta-parola del Congress Party, attualmente al potere, avrebbe sostenuto che il 90% degli stupri cominciano con un rapporto consensuale. Una persona in vista del villaggio ha detto che i desideri sessuali dell’adolescente sarebbe stati la ragione della violenza. Il capo del villaggio, Sube Singh, ha sostenuto in tv che «se le ragazze si sposassero già a sedici anni, soddisferebbero i propri bisogni sessuali con il marito. In questo modo, non ci sarebbero più stupri».