India, ancora suspence per il rilascio della Enrica Lexie

Pubblicato il 1 Maggio 2012 17:44 | Ultimo aggiornamento: 1 Maggio 2012 17:51

NEW DELHI, 01 MAG – E' ancora suspense sul rilascio della petroliera Enrica Lexie e del suo equipaggio trattenuti in India dopo l'uccisione di due pescatori e l'arresto dei due maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La Corte Suprema di New Delhi, che si deve pronunciare su un ricorso dell'armatore, ha posto oggi una nuova condizione per autorizzare la partenza della nave ancorata al largo del porto di Kochi da oltre due mesi e mezzo.

I giudici del massimo organo giudiziario indiano hanno chiesto che il governo italiano si impegni a garantire la disponibilita' dei quattro maro' che si trovano a bordo del mercantile qualora sia necessario per proseguire le indagini o durante l'eventuale processo a carico di Latorre e Girone. A questo proposito il giudice R.M. Lodha ha chiesto un ''chiaro impegno'' sotto forma di una dichiarazione scritta come suggerito dallo stato del Kerala.

Ma secondo l'avvocato Harish Salve, che rappresenta il governo italiano, una simile impegnativa riconosce implicitamente la giurisdizione indiana contraddicendo quindi la posizione italiana che ritiene ''incostituzionale'' la detenzione dei due maro' e l'applicazione della legge del posto all'incidente avvenuto in acque internazionali. La battaglia questo punto cruciale dell'intera vicenda e' in corso presso la stessa Corte Suprema che ha fissato una seduta il prossimo 8 maggio.

In attesa che si trovi una soluzione all'impasse per la partenza della Lexie, i giudici hanno concesso altre 24 ore di tempo per permettere al team legale di consultarsi con Roma. La seduta e' stata quindi aggiornata a domani mattina.

Sempre oggi, secondo quanto riporta l'agenzia Pti, l'avvocato Salve ha reso una dichiarazione in cui precisa che l'accordo siglato la scorsa settimana presso l'Alta Corte del Kerala con i familiari dei due pescatori uccisi e con il proprietario del peschereccio e' ''un atto di solidarieta'' e non un accordo di conciliazione che interferisce nel procedimento penale. I giudici R.M. Lodha e H.L. Gokhale avevano duramente criticato nella seduta di ieri il compromesso privato definendolo ''illegale'' e un tentativo ''inammissibile'' di ''prendersi gioco delle leggi indiane''.