India. Bimbo cristiano morto sfigurato, padre accusa fondamentalisti hindu

Pubblicato il 9 Dicembre 2013 10:40 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2013 10:40
Fondamentalisti hindu

Fondamentalisti hindu

INDIA, NEW DELHI – Il padre di un bambino cristiano indiano di sette anni, trovato morto con il volto sfigurato e ferite sul corpo il 19 novembre in un fiume dello stato del Rajasthan, ha chiesto alle autorita’ una seconda autopsia sul cadavere di suo figlio, perche’ la prima in cui si e’ attribuita la morte ad annegamento “e’ ampiamente insufficiente” e “serve a coprire gli assassini, e l’operato di polizia e medici”.

Lo scrive oggi il portale cattolico di notizie sull’Asia, Ucam. Harish Gemethi, padre del piccolo Anmol, si dice certo che il piccolo non e’ morto per annegamento, ma per mano di fondamentalisti hindu del villaggio di Tardiobri, vicino a Gamidi, dove invece lui abita. “Se mio figlio e’ morto per annegamento – ha detto all’Ucam – allora cosa sono le ferite che ha su tutto il corpo?”.

Membro di una piccola comunita’ protestante della Chiesa dei Credenti, Harish insiste che “si tratta di un lavoro fatto da fondamentalisti hindu, e uno di questi e’ il capo stesso del villaggio dove il cadavere e’ stato trovato. In passato – ha aggiunto – ci hanno ripetutamente minacciato di non andare la’ a causa della nostra fede”.

L’uomo ha raccontato che la faccia di Anmol era mutilata al punto da non renderlo piu’ riconoscibile. C’erano evidenti ustioni sul suo stomaco, alcune dita erano state tagliate e una mano ed una gamba avevano ferite gravi. “Il volto di mio figlio – ha proseguito – e’ stato totalmente bruciato. Occhi naso ed orecchie non c’erano piu’ ed il collo era spezzato. Ma nonostante cio’ la polizia si rifiuta di agire”.

Al riguardo il direttore della polizia del Rajasthan, Omendra Bhardwaj, ha confermato di aver ricevuto una nuova richiesta di autopsia sul cadavere del piccolo. “Non abbiamo trovato alcuna traccia di possibili colpevoli della morte del bambino – ha concluso – ma adesso cominceremo un’altra inchiesta dopo aver ricevuto la nuova denuncia”.