India, epidemia di encefalite causata dai lici: oltre 100 bimbi morti e 200 ricoverati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Giugno 2019 13:58 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2019 13:58
India, encefalite acuta provocata dai lici: oltre 100 bimbi morti

India, epidemia di encefalite causata dai lici: oltre 100 bimbi morti e 200 ricoverati

NUOVA DELI – Sono oltre 100 i bambini morti in India per una encefalite acuta trasmessa dai lici, un frutto tropicale molto diffuso. L’emergenza arriva dallo stato del Bihar, dove altri 200 bimbi sono ricoverati in due ospedali della città di Muzaffarpur. A scatenare l’epidemia è stata una intossicazione dovuta a una tossina contenuta nel frutto tropicale.

Le autorità sanitarie del Bihar hanno precisato che la maggior parte delle vittime e degli intossicati – di età spesso inferiore ai 10 anni – ha subito un improvviso crollo dei livelli di glucosio nel sangue.

Non è la prima volta che questa malattia miete vittime in India. Segnalata per la prima volta nella stessa zona alla fine degli anni ‘70, da allora si sono verificate migliaia di casi simili, soprattutto durante i mesi estivi, stagione dei lychee conosciuta come ‘Chamki Bukhar’.

Fino al 2005 – anno in cui mille persone sono morte nello Stato dell’Uttar Pradesh – il virus veniva chiamato encefalite giapponese, attribuito erroneamente alla zanzara. Solo successivamente è stata individuata la responsabilità diretta del frutto esotico, che nel 2011 ha ucciso 460 persone nel Nord dell’India e nel 2012 altri 390, nella stragrande maggioranza dei casi bambini tra 18 mesi e 15 anni.

Diversi studi scientifici hanno già evidenziato che la sindrome da encefalite acuta può essere collegata a una sostanza tossica trovata nel frutto esotico. Ma per capire meglio la causa della malattia, che si manifesta con convulsioni, stato mentale alterato e morte in più di un terzo dei casi, servono ulteriori ricerche. Alcuni focolai di malattie neurologiche sono stati segnalati anche in Bangladesh e Vietnam, dove la coltura del lychee è molto diffusa. (Fonte Agi)