India, “Pussy Riot” del Kashmir costrette a sciogliersi per la fatwa del Muftì

Pubblicato il 5 Febbraio 2013 20:58 | Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2013 20:58
India, "Pussy Riot" del Kashmir costrette a sciogliersi per la fatwa del Muftì

Le Pragaash, cantanti di una rock band del Kashmir indiano

NEW DELHI – Le Pussy Riot indiane si chiamano Pragaash. E, come le “colleghe” russe, sono già state ridotte al silenzio. Non dal potere politico ma da quello religioso. Le tre ragazze del gruppo indiano erano la prima rock band tutta al femminile del Kashmir, Stato settentrionale dell’India. Ma si sono sciolte dopo un solo concerto: troppe le minacce e gli insulti ricevuti sui social network e sui media online per il loro modo di cantare “troppo occidentale e ribelle”. E soprattutto per una fatwa (cioè un editto religioso) che le condannava.

Il gruppo Pragaash, che significa “prima luce”, era nato in una regione a maggioranza musulmana, dove le rivolte contro il dominio indiano hanno fatto, negli ultimi vent’anni, quasi settantamila morti.

Sono almeno sei le persone denunciate per aver minacciato di morte su Facebook le tre cantanti del gruppo.

Per paura di ritorsioni dei fondamentalisti islamici, una delle ragazze della rock band è stata costretta a scappare a Bangalore, nel sud dell’India.

Intervistata dai giornalisti indiani, la cantante Manika Khalid ha confermato che il gruppo Praagaash non esiste più. ”Abbiamo deciso di scioglierci per obbedire al decreto emesso dal Grand Mufti” ha detto ringraziando ”tutti coloro che hanno appoggiato la band negli ultimi due anni”.

Un’altra giovane ha però riconosciuto che la decisione è stata presa anche ”a causa della gente del Kashmir”, cioè della società conservatrice della regione himalayana contesa con il Pakistan. ”Il Kashmir non è un posto per fare musica. Bisogna andare via” ha aggiunto in tono triste.

Il leader religioso che aveva emesso la ”fatwa”, il Grand Mufti del Kashmir Bashiruddin Ahmad ha accolto con ”soddisfazione” la decisione. Nel suo proclama aveva denunciato la band come ”anti islamica” e criticato le ragazze ”per suonare e cantare davanti a sconosciuti” e ”provocare comportamenti sbagliati da parte degli uomini”.

Il gruppo si era esibito lo scorso dicembre a Srinagar in un festival, registrando molto successo. Dopo che la performance era stata diffusa su Facebook, erano arrivate le minacce di morte e gli insulti. Una speciale cellula della polizia che si occupa di crimini su internet ha individuato i responsabili che ora rischiano l’arresto e una pena fino a tre anni di carcere in base a una legge sull’Information Technology.