India: ragazzi italiani sospettati di omicidio, difesi dai genitori della vittima

Pubblicato il 1 Aprile 2010 12:14 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2010 12:14

Hanno già scritto alla Procura indiana i genitori di Francesco Montis, il trentenne di origine sarda morto in circostanze misteriose durante una vacanza a Varanasi in India. La loro testimonianza potrebbe scagionare i due amici del ragazzo, Tomaso Bruno, 27 anni, figlio del presidente della società municipalizzata EcoAlbenga, e Elisabetta Boncompagni di 36 anni, torinese, finiti in prigione con l’accusa di omicidio. Francesco, dicono i genitori,  soffriva di una patologia respiratoria e questo potrebbe aver complicato il suo stato di salute e provocato il decesso.

Le indagini dell’autorità giudiziaria indiana, come riporta l’Ansa, dovrebbero concludersi il 19 aprile e solo allora la Procura formulerà una propria accusa, ma potrebbe anche archiviare il caso e scarcerare i due amici che hanno già incontrato i loro familiari.

«Nostro figlio e Elisabetta stanno bene – ha affermato Euro Bruno, padre di Tomaso – mangiano vegetariano e comunque in quel penitenziario, nonostante sia completamente diverso dalle nostre carceri, trascorrono una vita abbastanza tranquilla sicuri di non aver fatto nulla di grave. Anzi, mio figlio, quando si è accorto che Francesco  la mattina del 4 febbraio stava male, aveva una forte tosse e difficoltà respiratorie, ha subito avvertito il proprietario dell’albergo e insieme lo hanno poi portato all’ospedale perchè fosse curato. Credo che Tomaso sia confortato dal sapere che non solo noi, ma l’ambasciata, il consolato, la Farnesina e uno dei migliori studi legali dell’India, consigliatoci dalla stessa ambasciata, si stanno occupando del caso. Non vediamo l’ora che questa situazione venga chiarita e che mio figlio possa tornare a casa».

Tomaso Bruno, che lavora come cameriere in un bar di Londra, aveva conosciuto Francesco Montis ed avevano deciso di trascorrere una vacanza  in India dove si erano recati insieme alla ragazza torinese. Nel primo referto della polizia  la morte del giovane sardo è stata attribuita a sospetta asfissia da strangolamento. Di qui l’arresto del cameriere ligure e della giovane che hanno sempre respinto ogni addebito.