India, studentessa violentata a morte: appello respinto. Si va verso l’impiccagione dei responsabili

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 18 Dicembre 2019 12:19 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2019 12:19
India, studentessa violentata a morte: appello respinto. Si va verso l'impiccagione dei responsabili

Manifestazione contro la violenza sulle donne in India (Ansa)

MILANO – La Corte suprema indiana ha respinto l’appello di Akshay Kumar Singh, uno dei quattro uomini condannati a morte per lo stupro di gruppo di una studentessa su un autobus a New Delhi nel dicembre 2012. Uno stupro talmente violento e feroce che le ferite interne inferte alla giovane ne provocarono la morte due settimane dopo.

La decisione della Corte apre ora la strada all’esecuzione della pena capitale per impiccagione dei quattro. La vittima di quelle violenze, una studentessa di 23 anni soprannominata Nirbhaya (coraggiosa, in italiano) perché in India è vietato identificare le vittime di violenze sessuali (altrimenti le loro famiglie verrebbero stigmatizzate…), venne aggredita da sei uomini mentre era su un autobus insieme ad un amico, di ritorno a casa al cinema.

Dopo aver colpito l’amico della giovane con una spranga, i sei usarono la stessa arma per colpire Nirbhaya, provocandole ferite interne che portarono alla sua morte. Dei sei aggressori, quattro sono stati condannati a morte, uno si è suicidato in carcere prima dell’inizio del processo e un altro era un minorenne condannato a tre anni di riformatorio. 

La decisione della Corte Suprema arriva mentre in India si è riacceso il dibattito sulle violenze sessuali, dopo diversi casi registrati nel Paese, che si conferma, secondo diverse statistiche, il più pericoloso per donne e bambine. L’impiccagione dei quattro, a meno che il presidente non decida di concedere loro la grazia, sarà la prima in India dal 2015. (Fonti: Ansa, Agi, Times of India, Bbc News)