Indonesia, allarme elevato per il vulcano Krakatau: nuova allerta tsunami

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 dicembre 2018 19:47 | Ultimo aggiornamento: 27 dicembre 2018 19:47
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Indonesia, allarme elevato per il vulcano Krakatau: nuova allerta tsunami

GIACARTA – Il vulcano Anak Krakatu tiene ancora sotto scacco l’Indonesia: le autorità hanno alzato il livello di allerta, dopo una serie di eruzioni che fanno temere nuovi tsunami, come quello di sabato scorso che ha provocato almeno 430 morti. Il traffico aereo ha subito pesanti rallentamenti, con tutti i voli deviati su altre rotte. Nel paese in ginocchio si continuano a contare danni e vittime, e come se non bastasse le migliaia di sfollati lamentano la mancanza di acqua e beni di prima necessità.

Sei giorni dopo aver sprigionato la sua furia distruttiva, l’Anak Krakatau non accenna a calmarsi. Anzi, l’agenzia nazionale per la gestione delle calamità ritiene che possa esserci un nuovo cratere sotto i fondali e sono state registrate eruzioni di lava di breve durata, ma accompagnate da esplosioni.

Così l’allerta è salita dal livello 2 al 3, un gradino sotto il massimo. Il perimetro di sicurezza è stato esteso a cinque chilometri intorno al vulcano, che si trova nello stretto di Sunda tra Java e Sumatra. Con il diffondersi della cenere in aria, a causa dei forti venti, decine di voli, comprese alcune tratte internazionali, sono stati deviati, ed ai residenti è stato consigliato di indossare maschere e occhiali, e comunque di tenersi lontani dalle spiagge. Anche perché il mare è molto agitato e grosse onde si abbattono soprattutto sulla costa occidentale dell’isola di Giava.

La macchina dei soccorsi procede con difficoltà. Almeno 20.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e molte sono ammassate in rifugi temporanei come le moschee delle scuole, costrette anche a dormire sul pavimento. Secondo le testimonianze, inoltre, scarseggiano acqua, farmaci, vestiti e coperte. E l’atmosfera è elettrica: la Croce Rossa ha constatato che le persone sono nervose per il continuo rincorrersi di voci su imminenti nuovi tsunami. Non sono mancati episodi di panico, con fughe precipitose di gruppi di persone verso zone più alte.

Cresce anche l’ansia di molte famiglie che non riescono a trovare i loro congiunti. All’appello continuano a mancare circa 150 persone, e in certi casi si inviano campioni di DNA agli ospedali per cercare una corrispondenza con i corpi delle vittime non ancora identificati. Nel frattempo, i volontari faticano a raggiungere le zone più remote del paese. Nella città di Sumur, isolata dallo tsunami, si lavora per ricostruire ponti con improvvisati blocchi di cemento.

Lo stato di emergenza rimarrà in vigore fino al 4 gennaio, ma l’Indonesia appare sempre più esausta. Con le ferite ancora fresche per il devastante terremoto che appena tre mesi fa colpì l’isola di Sulawesi, provocando oltre duemila morti.