Iran, ancora morti: 23 da giovedì, 450 gli arrestati. E molti rischiano la pena capitale

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 gennaio 2018 5:45 | Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2018 15:00
iran-morti-arresti

Iran, ancora morti: 23 da giovedì, 450 gli arrestati. E molti rischiano la pena capitale

TEHERAN – Non si placano le proteste contro il carovita e, più in generale, il governo in Iran, dove anche la notte scorsa ci sono state dimostrazioni e violenze che hanno portato alla morte di altri nove manifestanti, facendo salire ad almeno 23 il numero delle vittime, tra le quali anche un bambino di 11 anni e un Guardiano della Rivoluzione, il corpo d’élite del regime, uccisi nella regione centrale di Isfahan, dove numerose sono le città in ebollizione.

A fomentare le proteste, ha accusato la Guida suprema ayatollah Ali Khamenei intervenuto per la prima volta dall’inizio delle manifestazioni, sarebbero i “nemici dell’Iran, che hanno rafforzato l’alleanza per colpire le istituzioni” della Repubblica islamica. “Hanno usato diversi strumenti, denaro, armi, politica e spionaggio per creare disordini”, ha affermato Khamenei sulla sua pagina web, senza menzionare alcun Paese straniero in particolare. “A tempo debito – ha concluso – parlerò al popolo dei recenti incidenti”.

Intanto il vicegovernatore per la sicurezza a Teheran ha riferito che sono 450 le persone arrestate negli ultimi tre giorni. “Duecento sabato, 150 domenica e un centinaio lunedì”, ha precisato Ali Ashgar Nasserbakh, citato dall’agenzia Ilna, vicina ai riformatori. “Riteniamo comunque – ha aggiunto – che la situazione nella capitale sia più tranquilla rispetto ai giorni scorsi. Già ieri, lunedì, era più tranquilla”.

A gettare benzina sul fuoco ci ha però pensato il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, affermando che alcune delle persone arrestate potrebbero essere accusate di ‘Moharebeh‘ (‘Guerra contro Dio’), un reato punibile con la pena capitale. “Uno dei capi d’imputazione contro i leader delle manifestazioni può essere il ‘Moharebeh’ perché queste persone hanno legami e sono guidati da servizi di intelligence stranieri”, ha spiegato Ghazanfarabad, aggiungendo che “chi è stato arrestato dal terzo giorno in poi non può essere considerato alla stregua di chi all’inizio protestava per i propri diritti e quindi verrà punito in modo severo per aver cercato di rovesciare il sistema”. Il capo della Corte Rivoluzionaria ha affermato che sono finiti in galera anche “mercenari tra i più ricercati negli ultimi anni”.

A esprimersi contro il regime iraniano continua a essere, in primissima fila, il presidente americano Donald Trump che ha commentato che “il popolo iraniano sta finalmente reagendo contro il corrotto e brutale regime iraniano. La gente ha poco cibo, c’è un’enorme inflazione e non ci sono diritti umani”.

A stretto giro gli ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghassemi: “Invece di perdere tempo mandando tweet inutili e offensivi, Trump dovrebbe concentrarsi sugli omicidi quotidiani in scontri armati negli Stati Uniti, sui milioni di senzatetto e di gente affamata nel suo Paese”.

Gli Stati Uniti, che starebbero valutando sanzioni per colpire direttamente i Pasdaran, hanno inoltre intimato al governo iraniano di mettere fine al blocco di Instagram e di altri popolari social media. E si apprestano a chiedere una riunione d’emergenza alle Nazioni Unite, come annunciato dall’ambasciatrice Nikki Haley, che ha tra l’altro definito “ridicole” le accuse di ingerenze esterne evocate da Khamenei.

La situazione in Iran desta sempre più preoccupazione a livello internazionale, con Federica Mogherini che a nome dell’Ue ha auspicato che “il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti”. Nell’area, la Turchia ha chiesto “buon senso per prevenire l’escalation degli eventi e per evitare la retorica provocatoria e gli interventi stranieri” ricordando che, in ogni caso, “tenendo conto delle dichiarazioni del presidente Hassan Rohani secondo il quale il popolo ha il diritto di manifestare pacificamente, la legge non va violata, la proprietà pubblica non va danneggiata e vanno evitate provocazioni e violenze”.

Solidarietà incondizionata a Teheran è venuta dal governo siriano. Un comunicato del ministero degli Esteri di Damasco critica Stati Uniti e Israele, invitandoli a non interferire negli affari interni di Teheran. La Siria, si legge nel testo, è certa “che la leadership, il governo e il popolo dell’Iran sapranno sconfiggere la cospirazione”.