Iran/ La polizia carica gli studenti sostenitori di Mousavi durante il sermone dell’ex presidente Rafsanjani. Lacrimogeni su una immensa folla che occupa 3 Km intorno all’Università di Teheran

Pubblicato il 17 Luglio 2009 12:38 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2009 19:08

193015_VAH107_APLacrimogeni e bastoni sono stati usati dalla polizia iraniana per disperdere i sostenitori del leader dell’opposizione Mir Hussein Moussavi riuniti all’università di Teheran per la preghiera del venerdì.

Gli incidenti si sono verificati mentre l’ex presidente Rafsanjani stava pronunciando il sermone per la preghiera del venerdì. Dopo le contestate elezioni presidenziali del 12 giugno, che hanno visto ufficialmente rieletto il presidente Mahmud Ahmadinejad, si è creata in Iran «una situazione amara», ha detto Rafsanjani durante il sermone. E ha aggiunto: «il Consiglio dei Guardiani, incaricato di sovrintendere alla regolarità delle elezioni in Iran, non ha usato nel miglior modo possibile il tempo supplementare che gli aveva dato la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei».

«Non è necessario – ha detto – che la gente sia messa in prigione in questa situazione. Lasciate che si riuniscano alle loro famiglie. Non facciamo in modo che i nemici ci ridicolizzino per via di queste detenzioni». L’ex presidente ha quindi sottolineato: «Non penso che nessuna fazione voglia che si finisca cosi. Abbiamo perso tutti e abbiamo bisogno di più unità di sempre. Questo sermone – ha concluso – dovrà essere l’inizio del cambiamento del futuro».

Il Paese, secondo Rafsanjani, sta attraversando «una crisi», che può essere risolta con l’elezione di «un presidente che sia voluto dal popolo». La preghiera, diffusa dalla tv di stato, è stata interrotta dai sostenitori di Mousavi, che hanno cominciato a gridare slogan in favore del leader dell’opposizione.

Una folla enorme si è quindi riversata nelle strade adiacenti all’università, scandendo slogan contro il presidente rieletto Ahmadinejad. Sono vestiti di verde, hanno al polso il braccialetto del colore scelto da Moussavi durante la campagna elettorale e gridano “Allah akbar” (Dio è grande), lo stesso grido di protesta che da settimane si sente di notte dai tetti di Teheran.

Secondo i testimoni sono centinaia di migliaia, una folla così numerosa da riempire un’area di tre chilometri attorno all’ateneo. La maggior parte della gente neppure è riuscita ad avvicinarsi all’università chiusa attorno ad un cordone di forze di sicurezza.

In assetto antisommossa, gli agenti hanno trascinato via almeno 15 manifestanti trascinati nelle prigioni ad ingrossare il numero degli oppositori dietro le sbarre. Nel tentativo di bloccare la diffusione di notizie oltre i confini, i cellulari nel centro di Teheran sono stati disattivati: non è possibile inviare neppure un sms. Secondo il sito pro riformista Moujcamp, i servizi di sicurezza avrebbero pure negato a diversi reporter l’autorizzazione di seguire in diretta il discorso di Rafsanjani.