Cronaca Mondo

Iran, è mistero sulla morte del “padre” dei droni: sospetti su Washington

Un drone

Si vela di sospetti la morte di Reza Baruni, un tecnico militare iraniano indicato come il cervello del programma di sviluppo di droni (aerei senza pilota) messo in cantiere da Teheran. A sostenerlo, in assenza di echi da altre fonti, è oggi il sito israeliano Debka, rubinetto d’informazioni non sempre confermate dai fatti, ma ritenuto comunque in contatto con settori dei servizi segreti.

Ufficialmente – scrive Debka – Baruni risulta essere rimasto vittima dell’esplosione accidentale di una bombola di gas avvenuta nella sua villa-bunker ad Ahwaz, città iraniana nella regione meridionale petrolifera del Khuzestan. Ma anonime fonti d’intelligence affermano di sapere che invece a provocare lo scoppi, in grado di far crollare un intero solaio, sarebbero state almeno tre bombe, collocate non si sa da chi all’interno della villa.

Il sito deduce che ”l’attentato” possa essere stato dunque eseguito solo da qualche misterioso personaggio in grado di avere accesso all’abitazione-rifugio dello scienziato. Quanto ai potenziali mandanti, esso si limita a riferire che ”alcuni sospettano dei servizi d’intelligence” di imprecisati ”Paesi del Golfo”: notoriamente inquieti, come gran parte dei leader del mondo arabo, per i progressi militari e le ambizioni d’egemonia regionale attribuite a Teheran.

Debka, indirettamente, evoca tuttavia anche un possibile interesse degli Stati Uniti, oltre che d’Israele, a sbarrare il passo al progetto dei droni iraniani. E ricorda come cinque mesi fa il segretario alla Difesa Usa, Robert Gates, abbia pubblicamente denunciato quale motivo di ”preoccupazione” per Washington i progressi annunciati da ”Paesi come l’Iran” nello sviluppo di aerei senza pilota di modello stealth: capaci teoricamente di sfuggire alla barriera dei radar.

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