Iraq e Afghanistan/ Donne al fronte. Così è cambiata la vita in prima linea.

Pubblicato il 17 agosto 2009 12:52 | Ultimo aggiornamento: 17 agosto 2009 12:52

008Se i campi di battaglia iracheni e afgani hanno radicalmente trasformato le strategie militari delle truppe americane, altrettanto hanno fatto le donne in uniforme, rivoluzionando abitudini e dogmi della vita in prima linea.

Le due guerre, infatti, hanno visto vivere e combattere fianco a fianco per lunghissimi periodi  uomini e donne e infrangendo le regole che proteggevano le “soldatesse” dal contatto diretto col nemico. Allo stesso modo, la presenza di decine di migliaia di ragazze al fronte ha modificato la vita di ogni giorno nelle basi militari, in cui il sesso è diventato una realtà accettata e vissuta alla luce del sole.

Non solo le coppie sposate possono vivere insieme, ma negli accampamenti sono comparsi ginecologi e macchine a ultrasuoni, bagni e docce separati, kit anti-stupro, ma soprattutto la consapevolezza che un soldato – intrepido e valoroso sulla linea del fuoco – possa essere congedato per maternità.

L’etica guerriera e l’esperienza maturata negli scontri, inoltre, ha smesso di essere appannaggio esclusivo degli uomini come era stato per millenni e ha spalancato le porte a un nuovo tipo di equità. Il massiccio ingresso delle donne nell’esercito non ha, infatti, distrutto la coesione delle forze armate né ha intaccato la ferrea disciplina, come sostenevano i detrattori di questa “rivoluzione silenziosa”.

«All’inizio si è discusso molto su quale dovesse essere la nostra collocazione – racconta il Brig. Gen. Heidi V. Brown, una delle due più alte cariche militari femminili oggi in Iraq, ricordando l’inizio della guerra – Ma eccoci qui, sei anni dopo, e non se ne sente più parlare». «Abbiamo bisogno, e sottolineo bisogno, sia del contributo dei nostri uomini che delle nostre donne»  – conferma il Brig. Gen. Mary A. Legere, l’altra donna ai vertici della gerarchia di Baghdad, a capo dell’intelligence americana impiegata sul terreno iracheno.

Nonostante ciò, le barriere da infrangere per sconfiggere la discriminazione sessuale in un’istituzione ancora prevalentemente maschile non sono poche. Gli abusi sessuali sono frequenti, benché spesso taciuti un po’ a causa della rigidità della catena di comando, un po’ per paura di eventuali ritorsioni. E sono, purtroppo, abbastanza comuni anche le offese e le battute di scherno.

Anche di fronte a questo però, le donne in divisa non si arrendono e reagiscono con orgoglio e, a volte, persino con una disarmante sfrontatezza. I problemi che nascono condividendo il campo di battaglia con i colleghi uomini – sostengono – sono solo questione di disciplina, maturità e professionalità, non una buona ragione per separare i due sessi.