Iraq. Cristiano torturato e ucciso perchè non abbraccia l’islam

Pubblicato il 3 settembre 2014 10:05 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2014 10:05
Esecuzioni dell'Isis

Esecuzioni dell’Isis

LIBANO, BEIRUT –  In Iraq ancora sangue cristiano viene versato per mano delle milizie dello Stato islamico. Fonti del Patriarcato Caldeo riferiscono all’agenzia missionaria AsiaNews che ieri a Bartalah, una cittadina a maggioranza siriaca della piana di Ninive occupata da settimane, i fondamentalisti sunniti hanno torturato e ucciso un cristiano; egli era parte di un piccolo gruppo, che ha deciso di rimanere nelle proprie case all’arrivo dei miliziani jihadisti.

Secondo quanto riferisce un testimone, il “martire” – come viene definito dal Patriarcato – è un uomo di 43 anni, Salem Matti Kourki, deceduto ieri in seguito alle torture e alle violenti percosse subite dai terroristi, per essersi rifiutato di convertirsi all’islam. Uno dei familiari di Salem spiega che l’uomo, affetto da problemi cardiaci, non ha potuto abbandonare la cittadina di Bartalah assieme alla famiglia, al momento dell’invasione degli islamisti, l’8 agosto scorso.

E’ rimasto rintanato nella propria casa per oltre tre settimane, alimentandosi grazie alle poche scorte accumulate nella dispensa. Lunedi, avendo terminato cibo e acqua, è uscito di casa dopo un lungo periodo per recuperare qualche genere alimentare. Si è per� imbattuto in un punto di controllo dell’Isis di fronte alla chiesa della Vergine Maria, in pieno centro cittadino, ed è stato subito arrestato.

I miliziani hanno cercato di convertirlo a forza all’islam, ma l’uomo ha opposto un netto rifiuto. I fondamentalisti lo hanno picchiato e torturato, fino a provocarne la morte, per poi abbandonarlo in strada. Il cadavere è stato rinvenuto qualche ora più tardi da alcuni arabi della cittadina, che lo hanno prelevato e sepolto.