Iraq, Papa Francesco: “E’ la terza guerra mondiale, potrei andare in Kurdistan”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Agosto 2014 19:58 | Ultimo aggiornamento: 18 Agosto 2014 22:00

ROMA – C’è la Terza Guerra mondiale, solo che è “a pezzi”: per questo papa Francesco è disposto ad andare in Kurdistan, quel “pezzo” di Iraq dove si sono rifugiati i cristiani, gli yazidi e tutte le migliaia di iraqeni minacciati dalle milizie estremiste dell’Isis. “Sono disposto ad andare in Kurdistan, c’è la possibilità”. Lo ha detto il Papa rispondendo ad una domanda sulla missione del suo inviato cardinale Filoni in Iraq e Kurdistan. Bergoglio ha parlato sul volo di ritorno dalla Corea (guarda le foto in fondo all’articolo).

Il Papa ha denunciato l’efferatezza delle guerre non convenzionali e che sia stato raggiunto “un livello di crudeltà spaventosa” di cui spesso sono vittime civili inermi, donne e bambini. “La tortura è diventata un mezzo quasi ordinario”. Questi “sono i frutti della guerra, qui siamo in guerra, è una III guerra mondiale ma a pezzi“.

“Dove c’è un’aggressione ingiusta posso solo dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sottolineo il verbo fermare, non bombardare o fare la guerra”, ha detto Francesco interpellato sui bombardamenti Usa in Iraq.

“I mezzi con i quali fermare l’aggressore ingiusto – ha detto il Papa – dovranno essere valutati”. Papa Francesco, a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma da Seul ha anche invitato ad “avere memoria: quante volte – ha ammonito – con questa scusa di fermare l’aggressore le potenze hanno fatto una vera guerra di conquista. Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore”. Papa Bergoglio ha ricordato che “dopo la Seconda guerra mondiale è nata l’idea della Organizzazione delle Nazioni Unite, è là che si deve discutere: ‘Come facciamo a fermarlo?'”. Interpellato anche sulle tante vittime cristiane in Iraq Papa Francesco ha osservato “sì ci sono le minoranze cristiane, ci sono i martiri, ci sono tanti, ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose e altri, e tutti sono uguali davanti a Dio. Fermare l’aggressore ingiusto – ha spiegato il Papa – è un diritto dell’umanità, ma è anche un diritto che ha l’aggressore di essere fermato perché non faccia il male”.

(LaPresse)