Isis, Amnesty: yazide suicide per non essere violentate dai miliziani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Dicembre 2014 16:21 | Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre 2014 16:25
Isis, Amnesty: yazide suicide per non essere violentate dai miliziani

Il rapporto “Escape from hell” di Amnesty International

IRAQ – Donne yazide che si tolgono la vita per non finire stuprate dai miliziani dell’Isis: lo racconta il rapporto “Escape from Hell”, “Fuga dall’inferno”, pubblicato da Amnesty International. (Scarica “Escape from hell” in pdf) Dalle testimonianze dirette di 42 donne che abitano nel nord dell’Iraq, intervistate da Amnesty fra settembre e novembre, si raccolgono le storie tremende di ragazze che fanno di tutto pur di non diventare schiave sessuali dei combattenti che vogliono reinstaurare il Califfato e conquistare Iraq e Siria.

Storie come quella di Jilian, raccontata da suo fratello all’inizio di settembre: “Mi hanno detto che la mia sorella di 19 anni si è tolta la vita due settimane fa a Mosul”. Delle ragazze che sono riuscite a scappare dai miliziani hanno confermato la notizia. Luna, 20 anni: “Eravamo 21 ragazze in una stanza, due di loro erano molto giovani, avranno avuto 10-12 anni. Un giorno ci hanno dato dei vestiti da danzatrici e ci hanno detto di fare il bagno e indossare quei vestiti. Jilian si è uccisa nel bagno. Si è tagliata i polsi e si è impiccata. Era molto bella. Penso che aveva capito che stava per essere violentata un uomo e per questo si è uccisa”. Una ragazza di 17 anni e una bambina di 10 hanno confermato la storia di Jilian in interviste separate.

Wafa, 27 anni, ha detto ad Amnesty che lei e sua sorella hanno cercato di suicidarsi quando sono finite in mano dell’Isis: “L’uomo che ci teneva ci ha detto che o sposavamo lui o suo fratello oppure ci avrebbe vendute. Di notte abbiamo cercato di strangolarci con le nostre sciarpe. Abbiamo legato le sciarpe al collo e abbiamo tirato fino a che non siamo svenute. Due ragazze che erano con noi si sono svegliate e ci hanno fermato, rimanendo sveglie per controllare che non lo rifacessimo. Ma quando si sono addormentate ci abbiamo riprovato. Loro ci hanno fermato di nuovo. Per molti giorni non sono più riuscita a parlare”.

I parenti di alcune delle donne e delle ragazze che sono scappate dall’Isis temono che il trauma subito durante la prigionia potrebbe ancora spingerle al suicidio. “Mia moglie ha attacchi di panico e non riesce a dormire. Io non posso lasciarla sola perché ho paura per la sua vita. Se non posso stare con lei anche per un breve periodo, trovo qualcun altro che può stare con lei “, ha detto il marito di una diciannovenne sfuggita ai miliziani.

Il nonno di una sedicenne fuggita dai carcerieri dell’Isis dopo essere stata violentata racconta: “Lei è molto triste e apatica tutto il tempo. Non sorride più e non sembra preoccuparsi di nulla. Temo che possa tentare di uccidersi, la tengo sempre sott’occhio”.