Isis. Armi e munizioni Usa finiscono nelle mani della jihad, New York Times

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Ottobre 2014 12:27 | Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2014 12:28
Isis. Armi e munizioni Usa finiscono nelle mani della jihad, New York Times

Isis. Armi e munizioni Usa finiscono nelle mani della jihad, New York Times

ROMA – Isis. Armi e munizioni Usa finiscono nelle mani della jihad, New York Times. Le armi con cui si riforniscono i ribelli dell’Isis provengono anche dagli Usa e da altri paesi impegnati nella operazione di militare per debellarne la minaccia in Siria e in Iraq. La presenza di fucili, pistole, mitragliatori, munizioni e cartucce in dotazione ai jihadisti del Califfato è stata tracciata dall’organizzazione Conflict Armament Research. I dati raccolti sul campo mostrano come i ribelli alla fine siano armati indirettamente dagli stessi soggetti gli hanno dichiarato guerra: un ammonimento implicito a policy makers e sostenitori dell’intervento armato, suggerisce il New York Times che dà conto del sondaggio sul terreno di scontro.

Il motivo è chiaro: il tentativo di armare i governi contro la minaccia Isis si è rovesciato spesso nel suo contrario. “La lezione imparata qui è che le forze di difesa e sicurezza rifornite di armamenti dall’estero hanno dimostrato l’incapacità di mantenerne la custodia”, dice James Bevan, il direttore dell’agenzia che si occupa della mappatura delle armi nei conflitti. Fornire armi rappresenta un grande rischio, aggiunge, amplificato dalle scarse motivazioni di forze di sicurezza alle prese con sfide più grandi di loro.

Confermano la presa di posizione, a parte i dati raccolti sul campo, le testimonianze di capi combattenti dell’Isis. Sono diventati esperti nel rifornirsi di armi strappate ai governi locali. Acquistano da altre formazioni anti-governative armate da donatori stranieri, fanno incetta sui campi di battaglia strappandole ai nemici vinti, fanno affari con agenti corrotti delle forze di sicurezza. Il risultato è che il 20% delle cartucce rinvenute sono made in Usa. Il grosso della manifattura di armi è di origine cinese, quindi ex sovietica (dagli arsenali siriani soprattutto), ma anche iraniana (fra l’altro oggetto di embargo dal 2006), serba.

“Quando combatte contro l’esercito siriano, Isis sceglie sempre un obiettivo militare di grande interesse economico e strategico: un arsenale da svuotare” ammette Fouad al-Ghuraibi, a capo della Brigata Martiri di Kafr Owadi nel nord della Siria. “A Hama, abbiamo avuto bisogno di una flotta di mezzi pesanti per trasportare al sicuro tutto il bottino di armi e munizioni depredato” aggiunge.