Isis avanza a Kobane, Erdogan resta a guardare. Scontri in Turchia: 14 morti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Ottobre 2014 10:57 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2014 10:57
Isis avanza a Kobane, Erdogan resta a guardare. Scontri in Turchia: 14 morti

(Foto LaPresse)

KOBANE – La città curda di Kobane, in Turchia, è allo stremo e l’Isis continua a prendere piede. Ma i militari turchi non intervengono e i cittadini scendono in piazza chiedendo che il governo di Erdogan combatta l‘avanzata dell’Isis. E sono 14 i manifestanti morti durante quelle che da proteste diventano rivolte nelle piazze di AnkaraDiyarbakir e ancora nella provincia di Mus.

Repubblica scrive:

“Kobane “sta cadendo” nelle mani dei jihadisti, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, “il terrore non terminerà fino a quando non collaboreremo per un’operazione di terra”, ha aggiunto, ribadendo che i raid aerei si sono rivelati inutili, non sono serviti a rallentare l’offensiva dello Stato islamico che è ben armato, dotato di visori notturni, pronto ad agire anche di notte”.

Nelle piazze di tutta la Turchia i cittadini turchi protestano perché Erdogan intervenga e aiuti i militari curdi di Kobane a combattere l’avanzata dello Stato Islamico. Proteste che diventano vere e proprie rivolte, con a polizia che spara contro i manifestanti uccidendoli:

“secondo alcuni media turchi citati dalla France Press, almeno nove persone sono morte negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante le manifestazioni per l’inerzia del governo di Ankara e della comunità internazionale. Hakan Buksur, 25 anni, è stato colpito mortalmente ad Ankara da un proiettile sparato dalla polizia. Altre due vittime si sono registrate a Diyarbakir, al più grande città curda. Incidenti anche nel distretto di Varto, nella provincia orientale di Mus, ad Hakkari, Van, Batman, Mardi e ancora a Kadikoy, Antakya e Antalya”.

Anche l’Onu si è mobilitata, chiedendo un urgente intervento internazionale, con Staffan De Mistura, inviato dell’Onu in Siria, che ha dichiarato:

“Il mondo, noi tutti deploriamo che l’Is sia in grado di prendere il controllo di una città che si è difesa coraggiosamente ma che potrebbe non riuscire più a farlo. Il mondo ha visto con i suoi occhi cosa accade quando una città in Siria o in Iraq è conquistata dall’Isis: massacri, tragedie umanitarie, stupri, violenza orribile.

Kobane è sotto assedio da tre settimane. Ci sono 400 mila abitanti, sono tutti curdi e si difendono tutti con grande coraggio. Adesso però gli abitanti di Kobane sono molto vicini a non farcela più. Combattono con armi normali mentre l’Isis ha carri armati e mortai. La comunità internazionale li deve difendere perché non può sostenere che un’altra città cada nelle mani dell’Is. Ora serve un’azione concreta”.

E mentre l’Isis avanza a Kobane, circa 10mila soldati turchi e decine di carri armati restano schierati a meno di un chilometro dalla città, ad osservare l’invasione senza far nulla per respingerla:

“La Turchia interverrà “solo se la strategia degli Stati Uniti includerà un piano per il dopo Assad”, ha detto ieri in un’intervista alla Cnn il premier Ahmet Davatoglu. Per ora dunque, Ankara si limiterà a sostenere Kobane fornendo aiuti umanitari. Un aiuto di cui nessuno ha più bisogno, perché Kobane è ormai una città fantasma.

Inoltre la gendarmeria turca controlla da due settimane la frontiere per impedire l’arrivo di armi e aiuti umanitari alle milizie curde e ai cittadini di Kobane, impedendo in qualche caso anche il passaggio ai giornalisti. Le manifestazioni delle popolazioni curde, anche quelle pacifiche, sono state disperse con i gas lacrimogeni. I dirigenti curdi hanno accusato Ankara di ostacolare e mettere in pericolo le negoziazioni tra il governo e i guerriglieri”.